Filosofia oltre il Confine

Per gli amanti della Filosofia


58 Le radici del desiderio

Sono tante le cose che noi possiamo desiderare,
amore, amicizia, salute, ricchezza, conoscenza…
Ma ci sono alcune cose che non possiamo desiderare
perché il desiderio stesso le allontana da noi.
Non possiamo cercare la serenità, la pace, la felicità
senza cadere in contraddizione, in un paradosso esistenziale.
Tutto dipende dalla natura del desiderio, o meglio del ‘desiderare’.
Ad uno sguardo attento capiamo subito che in ogni brama
si cela una mancanza, un vuoto, una sensazione di privazione.
In ogni desiderio c’è sempre inquietudine, un’affannosa ricerca
e quindi un perenne stato di tensione e di insoddisfazione.
E se anche a volte riusciamo ad ottenere ciò che vogliamo,
mille altri desideri spuntano, pronti a ricominciare il gioco, all’infinito.
Da qui la paradossale verità che tutti possiamo intendere:
quanto più si aspira ad avere la serenità, tanto più la si perde.
La mente si proietta nel futuro, la cosa desiderata diviene un’ossessione,
esperienza drammatica che rende irraggiungibile proprio ciò che si cercava.
Per vivere in pace ci vuole un po’ di leggerezza, una libertà dello spirito,
si deve restare lontani dagli eccessi del volere e dalla smania di raggiungere.
Un’esistenza saggia richiede la capacità di accettare quello che siamo
e quello che la vita ci presenta, con le sue luci e le sue ombre.
Certo dobbiamo comunque muoverci, agire, pensare e progettare,
ma stando sempre attenti ad evitare quegli impulsi ciechi e senza freni
che ci trascinano in una lotta estenuante contro tutto e tutti.
Qui ci viene in aiuto l’antica filosofia greca dell’Ellenismo,
che ha sempre raccomandato la giusta misura e l’ordine nei desideri.
Nel loro insegnamento gli Epicurei, condannati come edonisti per secoli,
non negavano e anzi ritenevano naturale la ricerca del piacere,
ma asserivano in modo fermo che, quando si va oltre la misura,
il desiderio diventa distruttivo, toglie la pace, il riposo e il senno.
E nel loro esame della mente umana vedevano con chiarezza
il principale problema per l’uomo, il meccanismo che chiamavano prolessi:
proiettare il pensiero al di là del momento in un dopo che non arriva mai,
rimanendo inquieti o angosciati ad attendere ciò che è desiderato o temuto.
Epicuro invitava a vivere l’attimo e a cogliere il piacere momentaneo,
ma assecondando i desideri naturali che sono quelli di ogni essere umano,
evitando quelli distruttivi e non naturali che sorgono dalle pretese dell’io
egoistico,
pozzo senza fondo di brame di potere, fama, ricchezza e piaceri smodati.
Quando tutto si riduce all’essenziale si crea un altro tipo di vuoto,
che non è la sensazione spiacevole di un’assenza che va riempita,
è invece la spaziosità di una mente che ha ridotto al minimo i desideri.
Ora la persona sperimenta una vita libera, equilibrata e serena,
ha spezzato i legami con tutto ciò che alimenta voglie inutili,
non solo le situazioni esterne, ma anche le tendenze interne
che creano la trappola di un penoso desiderare senza requie.
La pace viene raggiunta con la quiete di una saggia e felice sobrietà,
non aggiungendo l’inutile, piuttosto togliendo la zavorra del superfluo.
Questa è la via per liberarci dalla schiavitù oppressiva del desiderare.
Mettendo nella giusta prospettiva le esperienze di ogni giorno
torniamo alle cose vere ed essenziali che danno significato alla vita.
27 settembre 2022

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