Filosofia oltre il Confine

Per gli amanti della Filosofia


55 L’arte dell’Io-Tu

-Sto studiando il pensiero di Socrate e il suo ‘dialogare’ che sembra essere stato il vero inizio della filosofia, se la intendiamo come comune ricerca della verità…
-Certo il dialogare socratico è un pilastro fondamentale di tutta la cultura occidentale come noi la conosciamo.
-Mi piace l’immagine di Socrate che parla al gruppo di persone cercando di guidarle a definire i grandi temi filosofici…
-Sì, però va chiarita una cosa molto importante: Socrate non hai mai parlato alla folla, non faceva conferenze. Il suo dialogare era sempre quello tra due persone, un Io e un Tu, anche se apparentemente parlava a tutto il gruppo dei presenti. La stessa parola dia-logos indica questa divisione tra due parti che si riconoscono e si rapportano individualmente.
-Capisco, Socrate non parlava mai a un gruppo, alla folla, alla gente, perché queste, a ben vedere, sono solo astrazioni, concetti generali. Chi esiste realmente è sempre e solo l’individuo…
-… e anche un gruppo è sempre un insieme di un Tu più un Tu più un Tu, ecc. Quell’uomo di Atene era il maestro che ci ha insegnato la vera comunicazione tra due esseri umani che entrano in relazione. Solo in un rapporto diretto, intenso, individuale possono emergere i due singoli con tutto il loro mondo da confrontare e scambiare…
-E immagino che così ogni dialogo sia un evento originale, unico, irripetibile, qualcosa che si costruisce sul momento e non si sa da che parte finirà, perché non c’è qualcuno che dirige il gioco verso una conclusione già prestabilita.
-Esattamente, nel vero dialogo non ci sono autorità che impongono o capi che comandano, retaggio della vecchia cultura patriarcale. La verità si cerca e si costruisce insieme, in un rapporto Io-Tu alla pari. In questo senso è giusto usare proprio il verbo ‘dialogare’ che rende tutto più fluido e libero, imprevedibile e coinvolgente.
-Ma se non ci sono autorità che prescrivono, costringono e minacciano, in che senso diciamo che Socrate era un maestro?
-Dove non c’è autorità ci può essere l’autorevolezza di colui che ha una chiara visione delle cose, conquistata dopo una vita di ricerca. Il saggio può solo invitare, non è lì per fare proseliti o forzare o persuadere con un funambolismo verbale. Chi lo fa dimostra di non rispettare chi ha di fronte perché lo vede come inferiore, bisognoso di ricevere una verità già confezionata…
-Chi cerca di convincere gli altri a diventare seguaci alla fine appare come un insicuro, ha forse qualche dubbio o paura riguardo a quello che predica, non è così?
-Sì, è evidente, se sei certo che due più tre fa cinque non hai bisogno di convincere gli altri, puoi solo invitare a contare, provare e vedere cosa risulta, riservandoti comunque che anche tu possa essere in errore, anche quando credi di planare nella certezza.
-Mai dire mai… mi piace questo approccio libero e scanzonato anche di fronte ai grandi e profondi problemi filosofici.
-Così dev’essere se vuoi un dialogo aperto, serio e giocoso insieme, soprattutto un rapporto sano e senza violenza, dove coloro che vi partecipano si sentano a casa e felici, dove anche i contrasti possano diventare opportunità di scambio, crescita, mediazione amichevole.
-E se non si raggiunge nessuna “verità”, nessuna conclusione soddisfacente?
-In questo caso nessun problema, ci sarà un’altra occasione, la cosa più importante era comunicare tra esseri umani pur con tutti i propri limiti, parlare ed essere ascoltati, essere riconosciuti come individui singoli capaci di pensare.
-E la folla che segue compatta e fedele il discorso di un capo, invece?
-Ti faccio notare che l’uomo della folla, oggi diciamo l’uomo-massa, non è e non si sente un singolo, essendo catturato dell’anima di gruppo. Se si entusiasma lo fa solo perché quella è la reazione collettiva, cioè non ascolta davvero il capo valutando quello che proclama, guarda al comportamento della massa cui vuole appartenere e si adegua per sentirsi ‘dentro’ il gruppo.
-Quindi agisce in base a suggestioni, emozioni e passioni, invece di ragionare come singolo.
-Sì, tutti comunque a volte lo facciamo o lo abbiamo fatto in passato, è una tendenza irresistibile a rifugiarsi tra le braccia protettive della specie. Ecco perché bisogna uscire dalla trappola del rapporto verticale, diseguale, oppressivo che spesso noi stessi accettiamo come la soluzione più comoda, ma che è la negazione della nostra individualità.
-Se io non penso e qualcuno lo fa per me e mi dà ordini, sono sollevato dalla responsabilità delle mie azioni, dal pensare come individuo, mi preservo dall’errore che, anche se ci sarà, non sarà “mio” perché condiviso dalla collettività, è di tutti e di nessuno…
-…e sappiamo quanti guai questo ha prodotto nella storia. Con visione preveggente Socrate ci ha messi in guardia dal dimenticare l’in-dividuo, colui che non si può dividere perché ha una sua integrità, è un uno, un tutto che pensa, sente, vuole, decide, domanda, dialoga, cerca…
-Io voglio essere così e desidero che lo siano anche gli altri, ho capito che il dialogare alla pari con le persone è il modo più efficace per costruire un mondo più bello e più giusto…
-Vedi come, dopo tanti secoli, Socrate può esserti ancora maestro? Non ti ha imposto nulla, ti ha solo mostrato la bellezza del comunicare come singolo individuo libero, poi qualcosa è risuonato in te e ora tu ne vedi il valore e la forza. È un rapporto Io-Tu che sta avvenendo adesso fra voi, a distanza di millenni…
-Come si chiama quest’arte dell’Io-Tu che era sicuramente il più grande insegnamento di Socrate?
-Il Maestro la chiamava semplicemente Maieutica.
22 settembre 2022

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