Filosofia oltre il Confine

Per gli amanti della Filosofia


54 Il canto delle allodole

Si racconta che, all’approssimarsi della morte,
il Santo si mise a cantare pieno di gioia.
La melodia che sgorgava dalla sua bocca
era quella che tante volte aveva sentito
ricamata dalle rondini e dagli usignoli
in volo sulle dolci colline dell’Umbria.
Si chiamava Francesco l’uomo morente
che nulla sapeva dell’essere santo,
perché questo mai era stato nel suo pensiero.
Ma per le altre persone che lo conoscevano
era già un maestro di vita e di preghiera.
Una folla si era radunata di fronte alla porta
nell’approssimarsi della sua dipartita,
tutto era sospeso in una silenziosa attesa.
La voce di Francesco era dolce e forte
e nel piccolo paese tutti potevano udirla,
come tante volte era accaduto in passato.
Era quella la sua ultima preghiera,
un canto che diventava Cantico,
un umile ringraziamento all’Eterno,
alla magnificenza del Creato
e al Sole e alla Luna
e alla Luce che illumina il mondo
e all’Acqua e al Fuoco
e a Sorella Morte che si avvicinava gentile…
Per chi era capace di capire quel linguaggio
era l’estremo insegnamento, il più alto:
abbracciare la morte con serenità,
così come con letizia si era accolta la vita.
Quel canto melodioso era un messaggio:
accettare con gioia il proprio destino,
credere in un’altra vita che sarà quella vera,
nulla chiedere per sé e non temere quello che giunge
perché è la divina volontà che muove il mondo.
Ma un fratello dell’Ordine, di fronte a quel canto
si sentiva in imbarazzo e disse a Francesco:
“Nell’ultimo momento prima del trapasso
forse non è conveniente che tu ti metta a cantare!
Cosa potrebbe pensare la gente di te
in questo momento così grave e triste?
Forse dovresti rimanere composto e serio,
perché non si può gioire di fronte alla morte…”
Il Santo -si dice- ascoltò quelle parole, sorrise
e continuò a cantare ancora più forte.
Quella fu la sua risposta. E la melodia fluì ancora
con la beatitudine che traboccava sul volto luminoso.
Francesco stava facendo semplicemente
quello che aveva sempre fatto con gli uomini e la natura,
diffondere il suo canto di vita, la sua gioia di esistere.
Era l’umiltà di un uomo rivolto al Divino,
che non teme quello che la gente dirà,
che vuole essere sé stesso, libero e lieto
anche in quell’ultimo momento,
con le note che sgorgano spontanee.
Non era più Francesco che cantava,
era la vita stessa che si celebrava in lui
diventato ormai strumento del divino…
Non sappiamo se questa storia risponda al vero,
ma c’è da credere che sia andata davvero così,
con il Santo che cantava pieno di gioia
mentre lasciava le sue spoglie mortali
abbandonandosi alla volontà dell’Altissimo.
Fu il canto delle allodole ad accompagnarlo
quella sera nel momento dell’ultimo respiro.
Pur schive delle ombre del crepuscolo,
le allodole erano venute a donargli le ali.
Loro avevano da sempre capito
il linguaggio dell’anima di Francesco
e ora erano qui a restituire quel canto
che lui aveva intonato e offerto per tutta la vita,
tra i verdi monti e le valli con i campi di girasoli,
ringraziando il Divino per la bellezza di ogni cosa.
19 settembre 2022

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