
63 La musica delle sfere
Mentre ascoltava le note che si levavano dalla cetra,
osservando il musico che suonava con maestria,
Pitagora ebbe d’improvviso una grande intuizione.
Da allora anch’egli prese a sperimentare su un cordofono
misurando le linee, gli spazi e i punti di appoggio delle dita,
studiando le corrispondenze fra la lunghezza delle corde e i suoni
e il combinarsi di accordi e melodie con il ritmo scandito.
Tutto era regolato da perfette geometrie e rapporti matematici,
in un’armonia che non era solo quella della musica,
ma era la forma razionale e regolare dell’intero universo.
La corda premuta nel punto equidistante dagli estremi
produce un suono che sale esattamente di un’ottava,
la quinta nota rispetta sempre la proporzione dei due terzi,
tutti gli altri suoni e i loro armonici compongono una scala
dove ogni nota ha il suo posto e una relazione con tutte le altre.
Grande meraviglia destava poi il mistero dell’armonia:
il primo, il terzo e il quinto suono si uniscono armoniosamente,
altre note invece si accostano stridendo in modo disarmonico,
rifiutando per la loro natura ogni connubio e combinazione.
La melodia che sale e scende sembra rappresentare il mondo
dove tutto si muove come un’onda che ha il picco e la valle,
la tensione e il riposo, l’alto e il basso, in un moto sinusoidale.
E poi il ritmo che riproduce il battito del nostro cuore,
come la pulsazione di vita che vediamo vibrare in ogni cosa
e ci rassicura con il suo procedere uguale e misurato.
Per Pitagora la relazione fra suoni, spazi e tempi era una chiave,
egli aveva trovato finalmente la congiunzione tra numero e mondo,
tra il principio immutabile che governa ogni cosa e la realtà diveniente.
La quantità e la qualità, il corporeo e l’incorporeo si univano
nel fenomeno della musica che svelava l’essenza ultima di tutto:
geometria di numeri e misura nella realtà visibile dei corpi,
proporzione e armonia nella realtà invisibile dell’incorporeo.
La musica era il legame tra l’altro il basso, fra l’umano e il divino,
offriva la visione di un universo ordinato nei suoi movimenti ciclici
dai quali la celestiale sinfonia della grande Orchestra del Cosmo,
sublime musica delle sfere che ci accompagna nella nostra vita.
Fu proprio l’idea di armonia a guidare lo sguardo del Filosofo
quando si volse a scandagliare l’essenza dell’umano mortale.
L’armonia dell’anima e l’armonia musicale hanno la stessa origine,
procedono dal principio della giusta e ordinata disposizione delle parti.
Dike e la Bellezza si incontrano là, nelle simmetrie del numero,
celebrando la divinità dell’anima che, memore del suo ultimo destino,
impaziente cerca di sciogliere i legami con il corpo e con gli elementi
per preparare il ritorno nel Luogo immortale che fu cantato da Orfeo.
Tutto questo era la musica per Pitagora e per i suoi discepoli,
non solo sapiente combinazione di suoni per incantare gli animi,
ma disvelamento delle trame del reale e del ciclo degli eventi,
canto di vita e di bellezza nella forma del calcolo razionale,
visione di un cosmo armonico retto dall’infallibile legge del Numero.
5 ottobre 2022