
64 Il potere della parola
Nell’Encomio di Elena il grande sofista Gorgia
ci dà un saggio della sua maestria oratoria
mostrando con raffinate tecniche del discorso
il potere incomparabile della parola.
Con un sottile e sapiente gioco retorico,
impegnato in apparenza a scagionare Elena
dall’accusa di aver provocato la guerra di Troia,
Gorgia in realtà punta ad un più alto obiettivo:
svelare il segreto della potenza della parola.
È strano che a darci questa chiave sia proprio un Sofista,
uno di quei personaggi considerati venditori di parole,
additati come falsi maestri nell’Atene del V secolo.
Sotto la veste retorica della brillante orazione,
mentre il discorso si snoda nel suo argomentare,
si rivela presto il problema che sta al centro:
indagare sull’arte della parola nel mondo umano,
chiarendo il meccanismo della sua grande forza persuasiva.
Sappiamo quale ruolo abbiano le parole nella nostra vita:
possono essere un veleno che crea contrasti, guerre e lutti,
oppure essere un farmaco che cura, conforta e risana.
Il discorso può essere ingannevole e creare illusioni,
o essere all’opposto strumento di verità e di giustizia.
Da qui la decisiva questione sulla forza della parola
cui Gorgia dà una risposta fondata sulla sua esperienza.
All’interno dell’Encomio c’è un passo molto importante
nel quale il filosofo ci porta a svelare l’arcano:
“La parola è una grande dominatrice,
che con piccolissimo e invisibile corpo
sa compiere grandi cose; riesce, infatti,
a calmare la paura, a eliminare il dolore,
a suscitare la gioia e ad aumentare la pietà”…
Nemmeno il fato, la violenza e l’amore possono tanto…
Gorgia spiega in che modo il discorso agisce sull’uomo:
non sono le ragioni e le argomentazioni a contare,
l’effetto delle parole è più simile a quello dell’incantesimo,
è come una magia che trasforma colui che ascolta.
Quando il parlare diventa un’arte tocca l’animo dell’uomo
e ne modella con facilità i sentimenti e le passioni.
La parola domina senza bisogno di usare violenza,
si impadronisce dei cuori con una forza dolce e sicura,
vince ogni difesa agendo come una sostanza che inebria.
I sofisti avevano capito che così accade per gli uomini:
l’intelletto viene scavalcato da suggestioni ed emozioni
quando viene toccato il nostro lato irrazionale
che non ascolta ragioni perché segue gli impulsi profondi.
È così che si possono indurre nell’uomo la paura, la pietà,
la tristezza e la gioia, l’entusiasmo e l’afflizione.
È così che un individuo può essere dominato dagli altri
se non si rende conto di questo meccanismo inconsapevole.
Gorgia ci sta mettendo in guardia dal credere ingenuo,
ci esorta a non farci irretire e ammaliare dai bei discorsi,
sta dunque offrendo una chiave, uno strumento di libertà.
Solo chi conosce l’azione e gli inganni della parola
può difendersi dagli imbonitori e dai falsi maestri,
conquistando la propria indipendenza di pensiero.
Non si deve mai credere agli altri con fede cieca,
né farsi sedurre dalla bellezza dei discorsi,
perché la parola può spingere a cose nefande
e dobbiamo proteggerci dal suo potere incantatorio.
È un insegnamento di inestimabile valore anche oggi
per noi che viviamo immersi in un fiume di chiacchiere
in cui si smarrisce ogni credibilità e verità di ciò che è detto.
E di questo dono dobbiamo ringraziare Gorgia il Sofista.
La parola liberata, svelata e compresa nel suo occulto potere
non può più tenere prigioniero colui che ne ha visto l’essenza,
ora essa può mettersi al servizio di ciò che è più degno e nobile.
Proprio alla fine della sua orazione, nelle ultime righe dell’Encomio,
Gorgia ci lascia una conclusione sorprendente e illuminante:
“Ho voluto scrivere questo discorso, che fosse a Elena di encomio,
a me di gioco dialettico.”
Il gioco è quindi svelato fino in fondo, con onestà e senza riserve,
con il tocco di ironia che serve a ridimensionare ogni pretesa di verità,
con l’intelligenza che deve sempre accompagnarci nella nostra vita,
con l’attenzione e la cura che devono sempre guidarci nel mondo delle parole.
7 ottobre 2022