
69 Il fiume del passato
Una bella storia Zen:
Due monaci in viaggio incontrarono una giovane donna
in difficoltà perché non riusciva ad attraversare il fiume.
Il vecchio monaco allora la prese in braccio e la portò sull’altra riva.
Il cammino dei due proseguì per ore, finché il giovane monaco sbottò:
“Sai bene che secondo la regola non dobbiamo mai toccare una donna!”
“Quella donna l’ho lasciata giù al fiume, tu la stai portando ancora con te?”
Ci sono tante cose che dobbiamo lasciare giù al fiume,
perché se le portiamo con noi sono un inutile fardello.
Il passato deve andarsene e con esso le recriminazioni,
i sensi di colpa, le lamentele e le accuse vittimistiche.
Sappiamo che ciò che è stato non si può più cambiare,
possiamo però cambiare noi stessi imparando da quello.
Libertà è spezzare il legame interiore con ciò che è accaduto,
è uscire dalla prigione psicologica che ci rinchiude nello ieri,
fatta di memorie ed emozioni negative non rielaborate.
Questa storia però ci lascia anche un altro insegnamento:
un’azione fatta con innocenza non lascia residui e rimpianti,
se vissuta con animo impeccabile è compiuta e perfetta in sé.
il monaco può anche toccare una donna contro la sua regola
perché se lo fa con cuore puro non ci può essere errore.
Il bene o il male, la lussuria o la gentilezza prima che nell’azione
sono nella coscienza di colui che fa, anche violando le regole
se la cura per l’altro richiede una scelta personale più alta e libera.
Colui che invece giudica e accusa per una parola o un gesto
sta proiettando sé stesso nella situazione e si immedesima.
Il suo rimprovero denuncia un desiderio nascosto e represso,
un problema non ancora superato, una coscienza immatura.
Ogni vera via di ricerca non chiede di condannare il mondo,
richiama sempre all’osservazione e alla conoscenza di sé.
Quando giudichiamo gli altri in realtà raccontiamo solo noi stessi,
i nostri problemi, le manie e le follie, le brame e le frustrazioni.
Gli altri sono solo uno specchio della nostra realtà interiore,
negli incontri e scontri della quotidianità ci aiutano a conoscerci,
a capire chi siamo e dove andiamo, le nostre capacità e i nostri limiti.
Non sappiamo se la saggia risposta del vecchio monaco
fu per il giovane un momento di illuminazione, un ‘satori’ dello Zen.
Ci piace pensare che una nuova comprensione sia sbocciata in lui,
come momento di risveglio a una nuova consapevolezza di sé.
Forse il monaco anziano aveva colto l’occasione per il compagno,
per portarlo a osservarsi e a confrontarsi su un problema spinoso,
un aspetto ancora non trasceso nella sua giovane vita di monaco.
Ci piacerebbe concludere la storia Zen aggiungendo un’ultima scena:
Gli anni sono passati e il giovane monaco è anch’egli diventato anziano.
Nel suo cammino con un novizio si ritrova di nuovo allo stesso fiume
con una giovane donna in difficoltà perché non riesce ad attraversarlo.
Il giovane monaco vorrebbe intervenire in aiuto, ma esita… La regola dice…
Allora il vecchio lo guarda negli occhi, sorride e gli fa un cenno col capo.
20 ottobre 2022