
140 Il cammino di Psiche
Comincia da lontano il cammino di Psiche.
Per i Greci è il soffio vitale che anima il corpo
e da esso non si può mai disgiungere.
È il doppio che viaggia nei mondi del sogno,
nelle visioni della mantica e del delirio.
È il fantasma che va peregrinando
alle porte dell’Ade quando il tempo è finito.
Per i primi sapienti della Grecia antica
l’anima è strettamente legata alla terra,
alla dimensione naturale del divenire.
È poi l’Orfismo a darle una nuova libertà
nella nuova visione sacrale dei Misteri
che sarà di Pitagora, Socrate e Platone.
Ormai pensata indipendente dal corpo,
smaniosa di sciogliersi dalla materia,
Psiche vede per sé un più alto destino,
la dimensione superiore dell’immateriale,
una Realtà perfetta oltre il sensibile
in cui ritrova le sue lontane origini.
Là anela di tornare con un colpo d’ala,
pervasa da una profonda nostalgia.
Il corpo ora è solo una buia prigione:
schiavo delle ingannevoli sensazioni,
preda dei desideri più bassi e meschini,
trascina Psiche nel gorgo della materia
dove l’originario splendore è oscurato.
L’anima, attratta per un momento
dal mondo di quaggiù, ha perso le ali
ed è caduta nel soma, obliosa di sé.
Da qui comincia il cammino di ritorno,
il volo del carro verso la luce dell’Idea,
la riconquista della memoria dell’eterno
che da sempre porta nella sua essenza.
Saranno le esperienze nel mondo
a risvegliare il ricordo e l’intuizione.
Quando saprà di essere altro dal corpo,
Psiche potrà volgersi di nuovo verso l’alto
con le vie di purificazione e conoscenza.
E ricorderà la sua natura incorruttibile,
la propria immortalità e trascendenza,
l’appartenenza ad una dimensione
atemporale, ingenerata e imperitura,
dove tutto è perfezione e bellezza.
14 ottobre 2023