Filosofia oltre il Confine

Per gli amanti della Filosofia


137 Una pioggia di fiori

Sedeva all’ombra di un albero frondoso,
immerso nel silenzio, il monaco Subhuti.
Il canto delle cicale e il ronzio delle api
accompagnavano la sua meditazione,
mentre il sole del meriggio risplendeva
e una dolce brezza mitigava la calura.
Non era famoso come altri discepoli.
Schivo della folla e di poche parole,
passava inosservato nella comunità.
Lo si vedeva seduto sotto il banyan
assorto in silente concentrazione,
il volto sempre sereno e distaccato,
solo la luce profonda dello sguardo
a tradire un’intensa ricerca interiore.
Praticando la meditazione del vuoto
Subhuti era divenuto un bambù cavo,
uno strumento nelle mani del divino,
un flauto che intonava una melodia,
quella più antica, il suono del silenzio.
Sì, perché anche il silenzio parla
agli uomini capaci di ascoltare
le voci della natura e della quiete,
l’armonia e il canto dell’esistenza.
E un giorno avvenne l’incredibile:
una meravigliosa pioggia di fiori,
chissà come, chissà da dove,
cadeva sul vecchio monaco Subhuti
concentrato nella sua meditazione
e lo ricopriva di un manto bianco
come una sontuosa veste di luce.
L’intera comunità si era risvegliata
e ora tutti osservavano il miracolo
in un misto di stupore e turbamento.
E non erano pochi a chiedersi perché
proprio quel vecchio monaco taciturno
fosse tra i tanti eletto dalla divinità
per l’esperienza del trascendente.
Dopo una lunga vita di meditazione
Subhuti aveva dimenticato se stesso,
aveva compreso la potenza del vuoto,
ora viveva come un semplice nessuno.
Sapeva che tutto passa e si trasforma,
niente permane, fuori e dentro di noi,
ogni cosa viene e scompare nel nulla.
Realizzato lo stato di vuoto sublime
a Subhuti rimaneva solo di esistere
senza nome né identità né storia,
liberato da desideri e aspettative.
E in quel vuoto piovevano fiori.
6 ottobre 2023

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