Filosofia oltre il Confine

Per gli amanti della Filosofia


136 Il gioco dei ruoli

-Chi siamo noi? Qual è la nostra vera identità?
-Siamo uno nessuno e centomila. Nella vita assumiamo tante maschere e ruoli. Ed è un bene perché così possiamo sperimentare una miriade di possibilità.
-In effetti a seconda dei momenti e delle situazioni mi vedo interpretare parti sempre diverse. Mi sento tanti personaggi che partecipano a una grande recita umana.
-Certo, però si può partecipare al gioco rimanendo distaccati, sapendo che si tratta solo di una finzione e che prima o poi ogni maschera dovrà essere dismessa.
-Già, per gli antichi ‘persona’ significava proprio maschera, falso sembiante, gioco e inganno. Ma assumere tanti ruoli diversi nella vita può avere qualche valore o è solo un’inutile sceneggiata?
-Può essere molto utile per capire che nessun ruolo ci definisce davvero per quello che siamo. Ogni identità manca sempre di qualche cosa, non è mai un intero, è solo una prospettiva parziale. Al tempo stesso è una nuova esperienza che si aggiunge alle altre e ci arricchisce. Un ruolo è poi sempre un impegno, una responsabilità. Ma è importante saper giocare con i ruoli che interpretiamo senza essere totalmente identificati, ricordando che sono solo funzioni e finzioni, vestiti che dobbiamo essere capaci di mettere e togliere quando vogliamo.
-Altrimenti è come fare il cuoco e pensare di essere un cuoco…
-Bravo, proprio così! Anche il soldato prima o poi deve togliersi l’armatura e guardarsi allo specchio, per scoprire di essere solo un semplice uomo in pantofole!
-Quindi, se ho capito, il fatto di interpretare una parte nella recita collettiva dimostra che noi non siamo un ruolo o una maschera, ma ciò che sta dietro quell’apparenza.
-Sì, noi siamo una quantità di cose nella vita: ora il bambino ora l’adulto, ora l’intelligente ora lo stupido, e poi il cuoco, il musicista, la vittima, l’eroe, il folle, il cittadino, il ribelle, lo studente, l’amante, il figlio, l’amico, la guida, il giudice… la lista potrebbe continuare all’infinito. Ma in fondo sappiamo di non essere nessuno di questi personaggi che si mescolano e si succedono continuamente
nella nostra esistenza.
-Quindi cosa impariamo da questo carosello confuso di identità?
-L’esperienza di passare attraverso molti ruoli ci rende più tolleranti con gli altri, perché possiamo capirne i drammi, le situazioni e i limiti, avendoli anche noi vissuti in prima persona. Chi ha conosciuto la guerra, la fame, la malattia di solito ha una comprensione degli altri più profonda ed empatica.
-Può quindi cambiare radicalmente il nostro modo di vedere il mondo e le persone…
-Sì, ma la cosa più importante è che impariamo a relazionarci col prossimo prescindendo dal ruolo che ciascuno incarna. Guardiamo l’altro al di là del vestito che indossa. E andiamo oltre.
-E se uno si aggrappa al suo personaggio perché ama recitare solo quella parte?
-L’attaccamento a un ruolo prima o poi crea infelicità e dolore, perché lo perdiamo o ne rimaniamo disillusi o ci stufiamo di recitarlo. L’essere umano per sua natura è cangiante e multidimensionale, quando si blocca e non fluisce con l’esistenza soffre e vive un senso di vuoto.
-Ma una volta spogliati di tutti i ruoli, di tutte le maschere e i vestiti che ci camuffano, cosa rimane di noi?
-Rimane la parte più nuda e più vera, quella che viene prima di ogni recita, quella che non dipende dagli altri e non fa dipendere gli altri da una funzione, dalla divisa o posizione sociale o dal successo.
-Un’operazione di verità e di autenticità!
-Sì, siamo tutti consapevoli di partecipare ad un grande spettacolo e quindi ad una finzione. E quando le maschere sono tolte ci guardiamo in faccia senza nasconderci. Così scopriamo una dimensione del nostro essere dove siamo tutti uguali e dove possiamo comunicare in una sorta di risonanza o se vuoi di comunione.
-E che ne è della vita quotidiana?
-Le maschere non scompaiono del tutto. Continuiamo ad assumere ruoli per necessità o per scelta. Da quelli traiamo gli aspetti migliori da fare nostri, ad esempio la pazienza, la forza, il coraggio, l’autonomia, l’intelligenza, la gentilezza, ecc. Ma non crediamo di essere quello che mostriamo all’esterno. Siamo capaci di assumere l’identità e il ruolo giusto nella situazione che si
presenta, non per ingannare o per plagiare, ma col fine di servire gli altri, per rimanere in sintonia e dialogare da veri esseri umani.
-E anche per salvaguardare la libertà di ciascuno…
-Sì, capiamo che il destino di una maschera è quello di cadere e che al di là dei compiti assunti ciascuno è uno spirito libero, un’individualità unica da rispettare per quello che è.
-Quindi dobbiamo mantenere sempre uno sguardo che vede oltre la superficie delle cose e delle persone.
-Se ci fermiamo lì non capiamo che gli esseri umani sono sempre in un processo di trasformazione di sé, di cambiamento da un ruolo all’altro, da un cammino all’altro. Vanno perciò ascoltati, difesi e accompagnati nel difficile compito del vivere. Questo è per tutti noi vivere in libertà.
-Alla fine del nostro dialogo, quali e quanti ruoli abbiamo interpretato in questa conversazione?
-Più di quelli che possiamo pensare. Spero non quello di maestro e discepolo, piuttosto quello di due amici che dialogano, o ancora meglio di due esseri umani che si interrogano insieme sulla loro vita.
4 ottobre 2023

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