
135 Il matto e la folle saggezza
Troviamo sempre un matto del villaggio,
lo sciocco dileggiato nell’ilarità generale,
il fuori di senno che sembra incapace
di intendere il linguaggio dell’umano.
È sempre così quando vediamo in altri
il riflesso di ciò che non accettiamo in noi.
E la risata che insegue lo sventurato
non è altro che un maldestro tentativo
di esorcizzare ciò che più ci inquieta:
la nostra duplice natura di uomini
in cui follia e saggezza convivono
e nella vita non raramente si toccano.
Nella storia il matto è spesso il saggio
che dietro quella maschera vive in libertà.
Affrancato dai vincoli e dai ruoli sociali
è sempre in cammino in cerca del nuovo.
La carta dell’arcano maggiore dei Tarocchi
lo rappresenta come un povero viandante
vestito di stracci che cammina senza meta.
La cifra che lo identifica è il numero zero.
È un Nessuno, ma può essere chiunque.
Come lo zero che è anche l’infinito
può recitare qualsiasi parte nel mondo,
di buffone o sapiente, di genio o di folle,
può giocare con i volti e i travestimenti,
libero dall’autorità del ‘dover essere’,
incurante del giudizio e del riso altrui.
Il matto vive nell’ora, senza ieri o domani,
camminando sempre sull’orlo del precipizio,
in un’avventura che è viaggio iniziatico.
In passato molti filosofi e spirito liberi
sceglievano la vita dei ‘cani randagi’
per fuggire lontano dal chiasso della folla
e praticare una solitaria via di saggezza.
La maschera della pazzia permetteva
di nascondersi al mondo, di appartarsi,
ma anche di mostrarsi in pubblico
dicendo la verità sull’essere umano,
senza abbellimenti e compromessi.
Oggi sappiamo che molti di quei ‘folli’
erano le menti più eccelse dell’umanità,
nel distacco dagli interessi materiali
sapevano coltivare un’intensa spiritualità.
E la maschera della follia era usata
non per ingannare, ma per risvegliare:
anche nel rapporto maestro-discepolo
serviva per un sottile gioco dialettico.
Il matto è spesso un uomo Risvegliato
che riconosce il mondo come un sogno
e vive nel mondo ma non è del mondo.
È insieme follia e suprema saggezza,
caos e disordine, innocenza e arguzia,
vita senza attaccamenti e identità.
Al di là degli stereotipi che lo dipingono
il matto del villaggio ci fa interrogare
su che cosa siano apparenza e verità,
normalità e pazzia, sapere e ignoranza.
E ci lascia una lezione fondamentale:
l’amore per l’autonomia e la libertà.
Diventare nessuno, uno zero-infinito,
può essere una via di liberazione,
un gesto di coraggio e forza interiore,
una visione di dissennata saggezza
che dispone alla ricerca del nuovo
in territori inesplorati oltre il conosciuto.
2 ottobre 2023