
74 Dialogare senza giudicare
Ricordo quel giorno nell’agorà quando incontrai per la prima volta
quell’uomo singolare e inafferrabile che si chiamava Socrate.
Quello che vidi mentre parlava fitto con alcuni interlocutori
che si erano raccolti curiosi e interessati intorno a lui
fu che non giudicava nessuno, non pronunciava sentenze,
non si atteggiava a maestro dispensatore di dottrine e verità,
a differenza di molti retori della Sofistica che giravano in Atene.
Socrate poneva una pungente domanda e invitava a rispondere
senza imporre una conclusione già pronta e predestinata,
perché lui stesso con passione prendeva parte alla ricerca.
È difficile spiegare come il suo dialogare suonasse nuovo
e quale senso di libertà e fiducia quella situazione ispirasse.
Io mi ero avvicinato pieno di timori a quell’uomo misterioso
che molti descrivevano come un sofista abile e ingannatore.
Ne vedevo la forza dirompente, l’intelligenza pronta e l’ironia sottile,
ma questo all’inizio mi dava un senso di disagio e spaesamento,
mi costringeva ad uscire dal rassicurante orticello delle certezze
nel quale conservavo con cura i valori coltivati dalla comunità.
Fu frequentando quell’uomo più volte che cominciai a capire
che per conoscere davvero una persona devi lasciare da parte
i tuoi pregiudizi, le tue paure e quello che gli altri ti hanno raccontato.
Vale per ogni realtà ed esperienza che per comprendere a fondo
devi avvicinarti a ciò che osservi con occhio puro e mente libera,
altrimenti incontri solo il groviglio delle tue incrostate convinzioni.
Imparavo poi che non si deve mai temere il confronto con gli altri,
perché solo dal ragionare in comune può scaturire una verità più alta.
E se qualcuno controbatte la tua opinione in modo fermo e puntuale
devi solo rallegrarti perché vuol dire che lui ti sta davvero ascoltando,
ti offre il suo tempo e la sua intelligenza, entra in gioco con te nell’agone.
Non sono mai diventato un discepolo di Socrate eppure lo sono lo stesso.
Lui mi ha insegnato una cosa fondamentale che porterò sempre con me:
la capacità di ragionare insieme senza giudicare l’altro.
Certo noi formuliamo dei giudizi ogni volta che affermiamo qualcosa,
ci esprimiamo su ciò che ci sembra buono o cattivo, giusto o sbagliato.
Ma se una persona per addolcire il latte usa il sale invece del miele
e noi le diciamo che sbaglia stiamo solo constatando un fatto oggettivo,
stiamo giudicando errata l’azione, non la persona che la compie.
È una lezione importante per chi voglia costruire relazioni umane
non distorte da presunzione, violenza e denigrazione degli altri.
Socrate poteva utilizzare l’ironia per far capire meglio un concetto,
per sdrammatizzare un fatto, per porre all’attenzione un problema,
ma non disprezzava nessuno e ascoltava tutti senza giudicare,
accogliendo l’ingenuità, la contraddizione e l’ignoranza altrui,
con l’idea che tutti siamo più o meno ignoranti e irragionevoli.
La sapienza è solo del dio – diceva -, a noi rimane di costruire
un sapere tutto umano, coscienti di avere dei limiti non superabili.
Dobbiamo tuttavia dedicare ogni energia alla ricerca del vero,
perché la nostra vita possa essere degna di essere vissuta.
Parlando con Socrate ti sentivi sciolto dai pesanti ceppi del giudizio
e imparavi a tua volta a rispettare gli altri in tutte le loro espressioni.
È importante che la relazione sia orizzontale, che non ci siano maestri
che salgono in cattedra e discepoli che sono solo schiavi indottrinati.
Sono l’amicizia, la comunanza, la partecipazione ad un progetto comune
le chiavi di uno arricchimento reciproco senza paura e sottomissione.
Pensare che alla fine non c’è chi ha ragione e chi ha torto in assoluto
è liberatorio, permette di accogliere e apprezzare ogni modo di essere,
previene di diventare i carcerieri del pensiero di chi discorda da noi.
Socrate mi insegnò queste cose senza che mai gli rivolgessi la parola.
Mi limitavo ad ascoltare e per timidezza mi nascondevo nel gruppo,
ma intanto imparavo da discorsi e situazioni e cambiavo interiormente.
Tante mie granitiche certezze cadevano come un castello di carte,
ma non c’era afflizione, al contrario provavo un entusiasmo nuovo,
la sensazione di essere libero di esplorare ogni aspetto della vita
senza dottrine, tavole della legge, divieti e guardiani della verità.
Ho imparato così tante cose che è come aver vissuto più vite.
Qui posso parlare solo per brevi cenni di alcuni lampi di intuizione
che conservo nello scrigno prezioso della memoria:
La lezione arriva a te solo se sei pronto a riceverla con cuore aperto,
mente curiosa e desiderio di vivere per la verità.
Insegnare e imparare procedono sempre insieme, perché alla fine
tutti siamo maestri e discepoli allo stesso tempo.
Se una parola è parola di verità non conta chi la pronuncia.
Il dialogo è ponte fra diversità e incontro dei portatori di pace.
Tutti cambiamo le vite degli altri con le parole, spesso senza saperlo.
Intelligenza è giudicare le idee, non le persone che le manifestano.
Saggezza è arrendersi a ciò che è vero, senza aggrapparsi al conosciuto.
Sapienza è sapere che il non sapere è il primo passo per sapere.
11 novembre 2022