Filosofia oltre il Confine

Per gli amanti della Filosofia


71 Atteone cacciatore del Vero

Quando vedesti la dea nelle acque del fiume
fosti pervaso da una grande meraviglia, Atteone.
La contemplazione di quella innocente nudità
fu lo svelarsi del Vero che si offre solo agli occhi di chi
ha saputo affrontare un periglioso cammino di ricerca.
Non fu l’intelletto a condurti a quell’ultima meta,
perché la ragione può portarti al limite del pensare,
poi solo un furore eroico può aiutarti ad andare oltre
entrando nell’ignoto con la volontà unita al sentimento.
Eri un cacciatore ardito e abile nel conquistare la preda,
ma accadde quel giorno che ti addentrasti nella selva
e andasti incontro ad un paradossale destino:
diventare tu stesso preda della divinità della natura
che la caccia conosce per innata ed eterna sapienza
e non perdona ai mortali di superare la linea di fuoco
che separa il mondo superiore dalla realtà umana.
Ti aggirasti in labirinti e luoghi sconosciuti di quel bosco
come quando si vaga nei meandri oscuri dell’intelletto,
senza sapere cosa avresti trovato in quella natura vergine.
Un profondo e inesplicabile impulso ti guidò alla pura fonte
dove la dea Artemide circondata dalle sue ninfe si bagnava,
luogo di verità che raramente allo sguardo mortale si concede,
disvelamento del Vero in un’ineffabile visione del Bello in sé.
La sapienza divina è una trappola mortale per l’ego,
toccarne la soglia comporta l’estinzione dell’individualità,
è immergersi nel tutto per scomparire e diventare quel Tutto
che è sorgente creativa e manifestazione di ogni cosa.
In quella contemplazione moristi e rinascesti, Atteone,
e non ci fu mai fine più bella e gloriosa per un uomo,
con lo sguardo della dea che diventava bacio mortale,
veleno per il tuo io ed elisir di rinascita a nuova vita.
Contemplare la natura e coglierne la segreta essenza
è abbattere quella barriera che ci separa da essa,
diventando la natura stessa con la sua forza dirompente,
nell’impareggiabile bellezza della sua segreta anima.
Può capitare che ci catturi l’amore per una realtà più alta
fino al punto di dimenticare noi stessi e diventare quella,
ma tale esperienza richiede di pagare un alto prezzo.
La condanna per te, Atteone, fu di trasformarti in cervo
per essere alla fine cacciato e divorato dai mastini,
figli della natura madre crudele e innocente a un tempo.
Ma solo così ti fu dato di poter trascendere te stesso,
trasmutandoti da uomo mortale in sapienza divina.
Il filosofo Giordano Bruno ci ha aiutato a comprendere
la tua storia di appassionata ricerca dell’inviolato Vero.
Quella era anche la sua storia, votata all’eros platonico,
percorsa da un anelito di verità senza fughe e compromessi.
Con l’animo del cacciatore che procede audace e impavido
Bruno ci ha mostrato che si può combattere per ciò che vale
anche quando il prezzo di quell’impresa è il più estremo.
Non poterono le fiamme del rogo estinguere il fuoco dell’eros,
la forza di quella passione che ci eleva alle vette più alte,
dove ogni parola è insufficiente a descrivere la Luce in sé.
Le ceneri alla fine si disperdono e scompaiono nel nulla,
come accade a tutto ciò che non è destinato a durare.
Il fuoco filosofico invece arde in eterno ad illuminare la via
per chi, nella ricerca del Vero, non teme di perdere sé stesso.
31 ottobre 2022

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