Filosofia oltre il Confine

Per gli amanti della Filosofia


80 Perché il mondo

Perché c’è la realtà? Perché c’è il mondo?
È la questione che ha tormentato le menti
degli esseri umani da sempre nei millenni.
Ma per l’esistenza concepita nella sua totalità
questa è una domanda che non si può porre.
Finché si è all’interno della realtà stessa
si rimane in un dilemma senza uscita
o comunque in un circolo vizioso irrisolvibile,
come un gatto che vuole mordersi la coda.
La domanda ‘perché’ ha senso in un mondo
dove tutto è basato sulla legge di causalità,
per cui ogni cosa dipende sempre da un’altra.
Possiamo chiederci il perché di un fenomeno
solo se partiamo dall’idea che comunque ci sia
una interdipendenza di tutte le cose e i fatti.
Ma rimanendo nella prospettiva del relativo
troveremo solo catene di causa-effetto senza fine,
perché ogni evento rimanda sempre ad un ‘prima’.
Solo da un punto di vista assoluto, svincolato da tutto,
posto al di sopra della realtà e da essa indipendente
saremmo nello sguardo che abbraccia l’intero
in grado di sciogliere il mistero della vita e del cosmo.
Ma allora per l’assoluto non varrebbe più la causalità
che implica dualismo, tempo, rapporto e dipendenza,
movimento assoggettato al comando di una legge.
Il Principio primo non potrebbe essere condizionato
o costretto da ragioni o rapporti di ordine causale
essendo suprema Realtà libera e autofondante,
quindi la questione del ‘perché’ risulterebbe assurda.
La domanda sulla realtà ha certamente senso per noi,
dato che lo scire per causas è sempre il nostro modo
di spiegare e dare un significato a cose ed eventi,
ma questo approccio è valido solo per il particolare,
perché quando vogliamo indagare sulle cause prime
un limite invalicabile preclude ogni via alla ragione
La domanda sul mondo risulta quindi impossibile
quando si riferisce alla globalità di tutto ciò che esiste,
non potendo vigere e operare la legge di causalità
in una dimensione che non la contempla e la trascende.

Viviamo dunque in un cosmo senza causa conoscibile,
dove si può rendere ragione del fenomeno particolare,
non però del senso ultimo dell’esistenza in quanto tale.
Ciò significa che il mondo manifesta una illimitata libertà
e che l’essere delle cose è assoluto e incondizionato,
non riducibile ad alcuna dimostrazione razionale.
Per questo le Sapienze dell’India indicavano con Lila
il divenire cosmico nella grande Ruota dell’Essere.
Lila è il gioco divino di Maya che manifesta gli universi
in una creazione spontanea di innumerevoli mondi
senza che si possa umanamente vederne un fine.
Leggiamo nelle scritture degli antichi Veda:
«Egli non ha motivo di essere.
Allo stesso modo il mondo
è semplicemente un suo gioco

(Brahmasūtra II)
Il Principio divino manifesta infiniti universi come un gioco,
incanta i sensi e l’intelletto proiettando un mondo apparente,
ma rimanendo inviolato, del tutto indipendente e inconcepibile.
Maya è la grande danzatrice cosmica che seduce l’uomo,
lo incanta con i colori, i suoni e le forme infinite del vivente,
senza però che tutto questo abbia un perché o una causa.
Tutto è solo una danza delle cose e degli esseri nel tempo
in una libertà sconfinata che è creazione sempre nuova
e insieme illusione, apparenza, oblio e disvelamento.
Di fronte al divenire del mondo scompare ogni perché,
non c’è tempo né modo di investigare sulle cause ultime,
la totalità vive e gode di sé stessa, come anche noi uomini,
meravigliati di fronte alla sovrabbondanza di ciò che è,
spiriti eternamente in viaggio sulle misteriose vie dell’essere.
8 dicembre 2022

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