Filosofia oltre il Confine

Per gli amanti della Filosofia


78 Perché

La nostra intelligenza si libera e diventa autonoma
quando cominciamo a chiedere delle cose il ‘perché’.
Il nostro pensiero prende forma su un terreno mitico
fatto di narrazioni, favole e storie che raccontano
immagini, personaggi e vicende, creando un teatro
animato dalla potente forza di un linguaggio
che è il primo “dire” con cui interpretiamo il mondo.
È un primo sapere che proviene da fuori di noi,
carico di idee e significati assunti in modo irriflesso.
Ma viene un momento nella vita di ogni individuo
in cui spunta la fatidica domanda, il primo “perché”.
Quello è l’inizio della ricerca e dell’autentica libertà.
Ora io non accetto più solo di ascoltare e ripetere,
ogni cosa deve passare al vaglio del mio giudizio,
deve confrontarsi con la mia intelligenza e sensibilità.
Adesso voglio entrare in prima persona nell’agone,
con la mia esperienza e le armi affilate della logica.
È un passo decisivo che apre ad una via senza ritorno:
nulla può fermare colui che ha assaporato la libertà
del pensare, del domandare, del volere, del sentire.
Così nacque il pensiero filosofico nell’antica Grecia.
Con un gesto rivoluzionario fu posto quel primo “perché”,
voce di un uomo nuovo che ormai senza soggezione
voleva indagare la realtà per intenderla con la propria ragione.
Omero ed Esiodo avevano raccontato il mondo nei loro carmi,
avevano tramandato un patrimonio di valori e di sapienza.
Ma, pur nel rispetto di quei grandi poeti e maestri di vita,
il nuovo Perché scavava come un tarlo e reclamava risposte.
Le parole del poeta possono essere un nettare benefico,
ma io devo poter spiegare perché le ritengo giuste e vere.
Solo io posso fondare la loro autorità, non la tradizione.
E che esse abbiano o no un significato per la mia vita,
nessun altro può saperlo e giudicarlo, tranne me.
Questa è da sempre la forza creatrice della Domanda
che si incarna nella semplice e potente parola ‘Perché’.
Il Perché ci libera dalle catene del facile conformismo,
ci sottrae alla soggettività volubile di sensi ed emozioni
per liberare una ragione che si confronta apertamente.
Il Perché frequenta e dischiude nuovi mondi di senso,
è una scossa salutare nelle acque stagnanti del sapere
quando ci si rifugia nel conosciuto per non affrontare il nuovo.
Ponendo quella Domanda diventiamo pienamente umani:
riconosciamo la nostra ignoranza e la nostra finitudine,
al tempo stesso proclamiamo la nostra libertà di pensare
che è la cosa più preziosa, il retaggio della nostra progenie.
Non è mai una colpa il non sapere, lo è il non domandare,
vivere la vita senza quel Perché che la rende giusta e degna.
Dal primo Perché che la filosofia antica ci ha insegnato
sono fiorite nei secoli innumerevoli arti, tecniche e scienze.
Come un grande fiume che si dirama in molti rivoli
la Domanda ha intrapreso un cammino interminabile,
aprendo nuove vie di indagine per infinite questioni.
Il Perché è diventato scientifico, matematico e tecnico,
col passare del tempo si è profondamente trasformato,
emarginando il mondo mitico e poetico delle origini
per una realtà del disincanto, della ragione calcolante.
Ma se oggi il ‘perché’ tecnico appare onnipervadente
non dobbiamo mai smarrire il Perché esistenziale
che è il solo a cercare sempre il senso delle cose
e al quale siamo destinati inevitabilmente a ritornare.
È ancora quel Perché degli antichi che ci fa interrogare
sulle cose e le esperienze, sulle idee e i valori e i misteri,
su ciò che pensiamo e facciamo e sui nostri fini ultimi,
con la radicalità e l’universalità che sono proprie della filosofia
quando essa si pone al servizio dell’uomo e della verità.
28 novembre 2022

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