
84 L’ultima stella del mattino
In un istante vuoto di intenzione,
mentre l’ultima stella moriva all’orizzonte
qualcosa svanì anche dentro di lui
e il giovane Siddharta divenne il Buddha.
Aveva rinunciato ad ogni legame col mondo
e per anni aveva meditato e cercato
fino alle radici del proprio essere.
Ma prima aveva conosciuto la vita
in ogni suo aspetto, nel bene e nel male.
Il mondo gli appariva come una grande ruota
dove tutto torna sempre al punto di partenza,
ripetendosi in un gioco già visto infinite volte
sulla nota costante della sofferenza universale.
Un salto dalla circonferenza al centro
dove tutto è immobile, silenzioso e sereno,
solo a questo aspirava, con tutte le sue forze.
Era ciò che da sempre si chiamava illuminazione,
liberazione definitiva dal dolore del mondo,
risveglio alla vera vita dal grande sogno di Maya.
Ma la sua storia non era cominciata così…
Nato principe in un ricco regno dell’India
era fuggito in una notte senza luna dal suo palazzo
dove viveva prigioniero tra lussi, svaghi e piaceri,
tenuto lontano dai dolori e dalle miserie del mondo
perché nessun segno di pena o tristezza
potesse macchiare la sua felice sorte di predestinato.
Ma anche la vita dorata di un principe,
stretta tra vincoli, ritualità e opulenza esteriore,
può alla fine risultare insopportabile e vuota
se manca ciò che è davvero essenziale.
Circondato da tutti gli agi e le ricchezze possibili
ma sottratto alla vista del mondo di fuori,
Siddharta aveva preso la fatidica decisione:
saltare oltre le mura per vedere la realtà
e conoscerla com’è davvero, in prima persona.
Fu così che il principe Siddharta uscì nel mondo
finalmente libero. E con i propri occhi ‘vide’:
La dura realtà del dolore
La cruda realtà della morte
La sofferenza universale
L’impermanenza di tutte le cose…
Vedeva soprattutto Il ripetersi degli errori
e l’ignoranza delle cause della sofferenza
negli esseri umani che vivevano e lottavano
senza che un barlume di coscienza li guidasse
a rivelare il senso ultimo del loro esistere.
Quando prendiamo la ferma decisione
di procedere da soli nella nostra ricerca
uno spazio nuovo di coscienza si apre.
E così avvenne per il giovane Siddharta.
Fuori dalle mura protettive dell’ignoranza
vide la verità del mondo e il suo dolore,
comprese il destino che tocca ad ogni uomo
tra nascita, vecchiaia, malattia e morte.
Lo spettacolo della sofferenza universale
lo riempiva di lacrime e di un dolore vero
che non aveva mai conosciuto in passato.
E per la prima volta sentì la compassione
che lo lacerava e gli donava una nuova luce.
Da lì la decisione assoluta di meditare
e di trovare la via di liberazione interiore
che conduce al sereno distacco del saggio.
Siddharta si spogliò di tutto e divenne un sadhu,
un asceta itinerante che ha rinunciato al mondo.
Non tornò più nella gabbia dorata del suo regno
e da allora dedicò tutto sé stesso alla meditazione.
E dopo un lungo cammino e ardue lotte interiori,
dopo una nera notte popolata da angosciosi incubi,
finalmente accadde ciò che da sempre cercava:
l’ego si dissolse come una fiammella che si spegne,
lasciando solo spazio, silenzio e una pace sconfinata .
L’ultima battaglia interna era stata la più difficile:
le catene di Maya assumono la veste del desiderio
che è l’estremo ostacolo alla realizzazione di sé,
perché è il desiderare che ci tiene aggrappati al mondo
nel ciclo eterno di morte e rinascita e sofferenza.
Siddharta aveva lasciato tutto ciò che possedeva,
ma non aveva rinunciato al desiderio di illuminarsi
ed era proprio questo l’ultimo laccio che lo teneva
fissato al mondo, al passato e al suo vecchio sé.
Il risveglio è perdere sé stessi per diventare il Tutto.
Solo la totale estinzione di ogni brama egoistica
può preparare l’accadere di un momento di luce
in cui il Tutto si rivela nella sua inviolata perfezione.
Il vecchio Siddharta era ormai scomparso,
ma la coscienza risplendeva più viva che mai,
in un indescrivibile stato di beatitudine.
Ora le potenze delle tenebre non potevano più toccarlo,
essendosi rivelate solo frutto dell’immaginazione.
Nessun desiderio poteva più intrappolarlo.
Nulla lo legava al mondo se non la compassione
per tutto ciò che vive, unita ad un sereno distacco.
Quando l’ultima stella del mattino svanì all’orizzonte,
mentre l’alba rischiarava in lontananza il cielo,
anche il vecchio uomo scomparve per sempre
e con esso tutta la confusione e il dolore.
E Siddharta si ritrovò ad essere il Buddha, il Risvegliato.
28 dicembre 2022