
75 La parola dell’essere
Abbiamo smarrito la parola che sa dire l’essere.
Fu il Mito a offrire alla Filosofia il suo primo linguaggio,
fornendo un ricco mondo di immagini, storie e simboli.
Da lì la nascita del logos filosofico che indagava l’essere
mantenendo in stretto rapporto la parola e l’esistenza.
Per gli antichi era naturale che la verità fosse raccontata,
la parola era sempre pregnante, viva, legata alla realtà.
Mythos era dunque il racconto che rivelava l’essere,
come nella tragedia, rito collettivo che metteva in scena
le storie, i simboli e i valori ancestrali dell’identità ellenica.
L’uomo antico non separava pensare ed essere,
il suo era un pensiero concreto, ricco di immagini,
la parola era costitutiva della realtà, era sostanza.
Oggi invece il dualismo che informa il nostro pensiero
ci dà una parola impoverita e staccata dalla vita,
un logos vuoto, incapace di dire l’essere delle cose.
La pregnanza della comunicazione degli antichi
incarnava l’idea di un logos che non è solo concetto.
Nel mondo mitico e filosofico la parola era la cosa,
non era ancora diventata semplice strumento del fare,
recava con sé tutto un mondo di intuizioni e rivelazioni,
una sacralità e una pienezza che ne fondavano la verità.
Oggi invece diamo valore alla fredda parola che descrive,
vogliamo definire ogni cosa con l’esattezza del calcolo
e così rendiamo l’essere e il pensare momenti separati,
con l’esistenza sottomessa agli schemi della ragione
e un linguaggio che ha dimenticato la via dell’essere.
Parmenide dà inizio a una nuova filosofia che si impernia
sull’éinai, l’essere inteso come l’atto assoluto di esistere.
C’è un’ “ingenuità” che ancora non divide essere e pensare,
L’éinai è un fatto assolutamente evidente e necessario,
che si impone alla ragione come pienezza dell’esistere.
La sola via valida è dunque quella che afferma l’essere,
non avendo il non essere e la doxa alcuna credibilità.
Nel suo Poema Parmenide ricorre al linguaggio mitico,
ma la sostanza delle sue parole è puramente filosofica.
Dominano figure femminili di cavalle, fanciulle e deità,
simboli di palingenesi e rinascita, di iniziazione al vero.
Anche la verità è femminile, è il non nascondersi dell’essere,
lo svelarsi a colui che con animo ha intrapreso il viaggio.
È un cammino verso la luce raccontato nei termini del mito,
nella forma comunicativa che gli antichi sentivano naturale.
Tuttavia l’essere non può esser visto in quanto tale.
Pur offrendosi come il fatto più ovvio, certo e innegabile
si nasconde, si offre, si sottrae e si mostra in un gioco infinito
di segni, indizi, sensazioni e percezioni dove tutto è reale
e al tempo stesso è solo apparenza seducente e ingannevole.
Tocca alla ragione vedere in quella complessità oltre il velo
ciò che è comune a tutto e rimane stabile oltre le apparenze,
ciò che è sempre presente in ogni movimento del pensiero.
Qualcosa lega in una trama essenziale le innumerevoli forme
continuamente cangianti allo sguardo che vede solo il divenire.
È l’atto immediato e assoluto con cui l’essere a noi si rivela.
Quello è il principio ingenerato, imperituro, perfetto e compiuto,
l’éinai che la parola umana cerca sempre di dire e raccontare
con un linguaggio che oltrepassi la mera funzione di strumento
e si faccia capace di catturare la realtà ultima di ciò che è.
12 novembre 2022