
85 Il volo di Icaro
Si librò sulle ali nell’ebbrezza di un volo
che nessun umano aveva mai conosciuto.
Furono quelle fragili penne e piume di cera
a mostrargli il mondo da una prospettiva
che rendeva tutto piccolo e distante,
le cose e gli uomini e gli spazi terreni,
mentre il tempo sembrava rallentare,
sospeso in una dimensione di quiete.
Anche i desideri, le cure e gli affanni
che riempiono le vite di noi umani
sembravano sciogliersi e svanire
come rugiada al primo sole del mattino.
E un grido di gioia e liberazione si levava
accompagnando Icaro nella sua ascesa.
Forse quello era lo sguardo degli dei,
da sempre interdetto agli uomini,
che vede il mondo come un transito
dove ogni cosa passa e va e si dissolve,
destinata all’impermanenza e all’oblio.
Ma proprio quel volo onirico e folle
che gettava ogni cosa nell’insignificanza
si rivelava essere l’esperienza suprema
che è per ogni uomo brama e tormento.
Nulla è così importante nella nostra vita
quanto il sollevarsi al di sopra del noto
per scoprire la dimensione dell’indicibile.
Ma si deve saper alzare lo sguardo
al di sopra delle piccole umane vicende
per spiccare il volo e superare il limite
e carpire i segreti della vita e della morte.
È un volo dell’anima quello che si compie
sulle ali dell’entusiasmo e del coraggio,
è un salto nell’ignoto senza vie tracciate,
dove il percorso si scrive sul filo dell’Idea.
Si può fare affidamento solo su sé stessi,
sulla capacità di sostenere una vista
che consuma l’io nella luce dell’eterno,
là dove perdersi è ritrovarsi trasmutati.
Cadde Icaro con le piume disciolte
nell’ardore di quell’incredibile impresa
e la morte lo accolse tra le sue braccia.
Ma nulla importava se non l’avere visto,
avere strappato alla divinità l’ultimo segreto,
avere conosciuto e offerto tutto sé stesso
a quella verità che sola dà senso all’esistere.
4 gennaio 2023