Filosofia oltre il Confine

Per gli amanti della Filosofia


76 Amor fati

Amor fati. Posso amare il mio destino?
Posso accettare semplicemente ciò che è?
Posso vivere pensando che quello che accade
è stato da me voluto e desiderato e creato,
vedendo in me stesso l’autore dell’opera?
In un suo celebre aforisma Friedrich Nietzsche
riprende un problema profondo e inquietante
che definisce come il più abissale dei pensieri:
la concezione del tempo degli antichi Stoici,
conosciuta come ‘eterno ritorno dell’uguale’.
Nella visione panteistica stoica il Logos-Dio
si manifesta infinite volte come mondo,
ma ritornando sempre uguale a sé stesso
perché essendo perfetto non può mutare.
Non una foglia o un granello di polvere
potranno mai esistere in un modo diverso
da come è da sempre nell’eterno Logos.
E così anche l’uomo e la storia e gli eventi
dovranno necessariamente ripetersi uguali
in ogni nuova manifestazione del divino,
nel ciclo cosmico di creazione e distruzione,
senza possibilità di variazioni o capricci del caso.
È la verità, scrive Nietzsche, che un demone,
strisciando furtivo nella notte, rivela all’uomo
come il segreto più grande e tremendo.
Tutto ritorna e anche questo attimo tornerà,
nel medesimo modo e in ogni minimo dettaglio,
nella ruota del tempo che gira senza fine.
Un fato implacabile governa un cosmo
dominato dalla necessità e dalla legge dell’ordine
e nulla potrà mai cambiare questo stato di cose.
L’annuncio del demone toglie per sempre la pace,
è come aver aperto un vaso di Pandora
e aver svelato il volto più tragico della vita.
Se tutto si ripete in circolo non c’è più uno scopo,
non essendoci più direzione scompare ogni senso.
Il nulla che ci sta di fronte preclude ogni possibilità
e con essa la nostra singolarità e autonomia.
Le parole del demone diventano per l’umanità
una irrimediabile, nichilistica condanna finale,
un mortale colpo ai miti di libertà e progresso.
Ma questa rivelazione che turba e sconvolge
per Nietzsche deve diventare l’occasione
per la nascita di un uomo nuovo sulla terra.
Proprio il momento della più cupa tragedia
può essere la prima luce dell’alba di un risveglio.
Con un rovesciamento di prospettiva sulla vita
l’uomo deve arrivare a trascendere sé stesso,
nella metamorfosi da uomo a oltreuomo.
Dalla sconvolgente visione del nulla incombente
si può trarre il coraggio per un salto di coscienza,
assumendo la totale responsabilità del proprio destino,
perché non c’è nessun dio o fato a dirigere il mondo,
nessuna ragione superiore determina la nostra vita.
Ciò che viviamo è frutto solo della nostra volontà
che lotta nel mondo con l’innocenza del divenire.
Di fronte alla mancanza di significato delle cose
dobbiamo diventare noi stesso i creatori di senso,
uomini di un nuovo sentire che incarna l’amor fati:
vivere l’attimo nella massima pienezza e gioia;
dire di sì alla vita accettando tutto ciò che viene;
accogliere il bene e il male con forza e fierezza;
amare il destino di cui noi stessi siamo creatori;
rendere eterno l’attimo con il fiat lux della volontà;
vincere la tragedia del vivere con il riso del liberato.
L’Amor fati getta una luce sull’enigma dell’esistenza.
Distrutte le certezze delle morali e della scienza,
abbattuto il mito di una divinità che regge il mondo,
rimane sulla scena un superuomo che crea, vuole,
abbraccia il suo destino in modo incondizionato.
Ed è il riso che accompagna la gioiosa accettazione
di ciò che è. Un cammino senza fine nell’eterno ora.
16 novembre 2022

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