Filosofia oltre il Confine

Per gli amanti della Filosofia


83 Accogliere prima di giudicare

Vedo accadere qualcosa e subito mi accorgo
che già è scattato un giudizio nella mia mente.
In modo fulmineo un processo si è messo in moto
a classificare, definire e valutare le cose.
Questo libro qui davanti non ha alcun significato
se non quello che io scorgo e proietto su di esso.
È il soggetto pensante che dà senso all’oggetto,
perché vuole specchiarsi in ciò che lo circonda
per comprendere il suo rapporto con la realtà.
Noi proiettiamo all’esterno il nostro mondo,
i valori, le idee e i principi che ci costituiscono.
Ma è così che comincia la conoscenza di sé,
osservando il modo in cui giudichiamo le cose.
Il libro dunque può avere un significato o nessuno
a seconda della persona o del luogo e situazione.
Forze istintive, istanze razionali, moti dell’animo
entrano in gioco in un intreccio vario e complesso
che non è un mero giudicare ciò che è esperito,
ma è una via maestra di autoconoscenza.
La relazione con l’oggetto ci fa vedere chi siamo,
ci mostra cosa cerchiamo, quali brame e speranze
orientano il nostro modo di affrontare la vita.
Ma se ci ritroviamo riflessi sempre e dovunque,
negli accadimenti e nelle relazioni con le cose,
più ancora ci specchiamo negli altri esseri umani,
ci confrontiamo con le loro reazioni e le loro idee.
Ed è lì che alla fine si svela il nostro volto più reale.

Ma il giudicare è ancora lo strato più superficiale
del nostro manifestarci come esseri umani.
Se portiamo l’attenzione ad un livello più profondo
scopriamo che, prima ancora del pensare e giudicare,
ogni fatto è già stato accolto dalla nostra coscienza
che è spontanea apertura a tutto ciò che accade.
Una cosa è degna di esistere per il solo fatto che è,
non ha bisogno di un esame o di un’approvazione.
La coscienza non giudica, essendo ‘dietro’ la mente,
al livello più profondo della pura consapevolezza,
dove il giudizio razionale non è ancora comparso.
Ciò che si presenta alla coscienza, positivo o negativo,
è immediatamente accolto in modo incondizionato.
Solo in seguito sopraggiungono i giudizi e i confronti,
quando il pensiero discriminante entra in gioco
al servizio della propria autoconservazione,
per riconoscere e valutare ciò che si presenta
e affrontare le situazioni per intervenire su di esse.
Rimane tuttavia la lezione della nostra coscienza:
per agire sulle cose con una chiarezza di visione
dobbiamo prima accettarle, fare spazio al loro esistere,
lasciare che possano esprimersi per quello che sono.
Ogni giudizio su di sé o sul mondo deve partire
dall’accettazione incondizionata di ciò che è.
Se non accettiamo che una persona sia diversa da noi
e partiamo dalla resistenza e dal rifiuto del suo essere
non possiamo comunicare con lei perché è già giudicata
da un confuso coacervo di impulsi, idee e preconcetti.
Lo stesso vale per tutto ciò che incontriamo nella vita:
accoglierlo così com’è è certo solo il primo passo,
ma è un atto di intelligenza, di sensibilità e coraggio,
significa porsi di fronte alla realtà in modo umile,
in un atteggiamento di ascolto e spontanea apertura.
Da lì viene la chiarezza del pensare e dell’agire
che si fanno responsabili, compassionevoli e giusti.
Il mondo allora non appare più come un luogo ostile,
è invece un campo di esperienze dove costruire senso,
in un peregrinare che è realizzare la propria meta,
guidati da una consapevolezza lucida, vigile e profonda.
24 dicembre 2022

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