Filosofia oltre il Confine

Per gli amanti della Filosofia


95 Nel Nulla c’è il Tutto

-Da dove viene la realtà, questo universo che noi conosciamo e abitiamo?
-Tu cosa dici? Da dove si può partire per una riflessione filosofica sulle origini del cosmo?
-Io partirei da qui: il pensiero greco ci ha lasciato un assioma che sembra assolutamente irrefutabile: “nulla viene dal nulla”.
-Sì, certo, purché il “nulla” sia inteso in senso assoluto, come il niente totale e permanente. Parmenide diceva che il nulla non può essere pensato né predicato. E noi aggiungiamo: non può essere neppure immaginato come un semplice vuoto, perché altrimenti sarebbe un “qualcosa”, una dimensione dello spazio concreta e definibile.
-Noi comunque vediamo che c’è un universo – è un fatto immediato e innegabile -e non possiamo fare a meno di interrogarci sulla sua origine. Ma se è vero che il cosmo non può essere spuntato dal nulla, allora ci sono due possibilità: esiste da sempre così com’è oppure è derivato da altro…
-La realtà del mondo fisico non è assoluta e perfetta, altrimenti non muterebbe e non presenterebbe tante contraddizioni, imperfezioni e limiti…
-… quindi non potendo derivare dal nulla e non potendo essersi creata da sola per le sue intrinseche limitazioni deve avere avuto una prima Causa, un Assoluto che non soggiace ai vincoli dello spazio e del tempo.
-Sì, noi sappiamo che lo spazio e la materia sono finiti, relativi, sempre in movimento. La realtà fisica è meccanica, misurabile, quantitativa. I Greci usavano il termine “divenire”: tutto muta e si trasforma e non sta mai fermo. Ma questo è un segno di imperfezione.
-La finitezza vale anche per il tempo?
-Certo, poiché dipende dallo spazio e dal movimento, il tempo è anch’esso relativo e meccanico.
-E quindi…?
-Di conseguenza tutto ciò che esiste nella realtà spazio-temporale deve essere necessariamente derivato da un Principio primo che non ha le limitazioni del finito.
-E quindi è infinito e da sempre e per sempre esistente…
-Sì, un principio eterno che si pone come Realtà assoluta creatrice e senza limiti. Però dobbiamo chiarire il concetto di eternità, perché l’ Assoluto non vive in un tempo che va avanti senza fine, ma ‘è’ in un tempo infinito da intendere come non-tempo, assenza di divenire, ‘tempo’ dove tutto è già accaduto e compiuto. La sua ‘esistenza’ è puro essere non relativo, non limitato né dipendente da altro.
-Dunque l’Assoluto è infinito, perfetto, indivisibile, immutabile… è la descrizione che ci ha lasciato proprio Parmenide.
-Se concepiamo l’Essere come eterno, ingenerato, perfetto e indistruttibile, siamo in sintonia con gli Eleati, ma anche con altri filosofi, tra cui il grande Spinoza.
-Sì, ricordo che nella sua Ethica Spinoza procede more geometrico dal Primo principio dicendo che esso comprende tutte le infinite possibilità del finito, ma è una totalità, è Uno, indivisibile ed eterno. Non essendo limitato o ostacolato da altro, l’Assoluto è infinito in tutti i suoi attributi e manifestazioni, è la sorgente di illimitate possibilità di esistenza.
-Il cosmo finito deve essere derivato dunque necessariamente da un Principio infinito, da sempre e per sempre esistente, onnipotente, sorgente di tutto ciò che è. Ma da ciò deriva anche che il nostro è solo uno degli innumerevoli universi possibili che furono, sono e saranno…
-Mi sembra di sentire qui le parole di Giordano Bruno, ebbro di infinito, che parla di un’illimitata creazione di mondi e di esseri, una visione eretica per i suoi tempi, rivoluzionaria ed entusiasmante ancora oggi.
-Nella filosofia di Bruno l’Assoluto è trascendente e al tempo stesso immanente in tutto ciò che esiste: enti, intelligenze, situazioni, storie, vite.
-Rimane però una grande domanda: come pensare, pur nei nostri limiti umani, un Assoluto che non è nel tempo e nello spazio, dove insomma non ci sono accadimenti e distinzioni? Non sembra più un Nulla che un Essere?
-In effetti l’Assoluto in sé si può pensare solo come un Nulla, una totale assenza di materia, luce, movimento, divenire, trasformazione. Ma quando si manifesta diventa un Tutto, le ‘diecimila cose’ che vediamo nel mondo. Tieni presente però che qui il Nulla non è il nulla assoluto di cui parlavamo all’inizio, qui qualcosa c’è e questo Qualcosa è la fonte di tutta la realtà proiettata nello spazio e nel tempo.
-Può essere un’intelligenza?
-Sì, in quel ‘vuoto’ c’è una Coscienza/Intelligenza infinita, immateriale, che tutto conosce e crea in un ‘tempo senza tempo’ che è l’eternità.
-Dunque l’Assoluto è Tutto e Nulla al tempo stesso. Ma com’è possibile questa coincidenza degli opposti? Come si può pensare questa contraddizione?
-È possibile se il Tutto viene concepito esso stesso come fatto di contraddizioni e opposizioni che si sommano e si bilanciano lasciando il Nulla immutato, con il risultato finale che è sempre Zero. Ti faccio un esempio con la matematica : +2-2 +5-5 +7-7 +9-9 +33-33 … ecc. all’infinito… (Tutto) = 0 (Nulla) L’universo è fatto di opposizioni e dualismi che si integrano e si annullano dando come risultante zero, cioè il nulla. Il cosmo viene dal Nulla che è un Infinito con illimitate potenzialità, fatto di contraddizioni che si manifestano, lottano, si alternano nel gioco della vita, ma che alla fine si neutralizzano a vicenda sommando zero…
-Questo mi fa pensare al cammino del nostro cosmo, dal Big Bang iniziale all’entropia di un universo morto… Dal nulla sorge un cosmo brulicante di eventi che pian piano si spegnerà nel buio e nel silenzio…
-Il tuo paragone in qualche misura può aiutarci a pensare il rapporto tra il Principio immateriale e la realtà manifesta: da un primo punto-nulla iniziale al tutto e poi al nulla finale. Ma rimane una differenza decisiva: la realtà cosmica generata dall’Assoluto è un viaggio che non avrà mai fine, perché, come già Bruno aveva intuito, ciò che deriva da un principio infinito è anch’esso infinito, anche se manifestato nel tempo e nello spazio.
-In questo caso ‘infinito’ nel senso di ‘senza fine’, divenire perpetuo. Comunque capisco la vertigine e l’entusiasmo di chi arriva a ‘vedere’ la realtà come un viaggio inesauribile.
-Per chi vive nell’illusione del tempo tutto appare così, come una realtà concreta dove non c’è mai fine al nuovo e alle possibili esperienze. Attraverso gli esseri senzienti l’Assoluto conosce sé stesso, fa esperienza di sé in ogni forma possibile, si ama in ogni sua manifestazione e illumina ogni angolo del suo essere. Naturalmente queste mie espressioni sono del tutto inadeguate a esprimere ciò che non si può descrivere.
-Ma perché per l’Assoluto c’è questa necessità? Perché le cose vanno così?
-Per il Principio la necessità coincide con la totale libertà. Possiamo dire che è la sua natura, la sua volontà, il suo fiat, la sua essenza… Oltre non è possibile andare.
-Dunque l’Uno deve diventare i molti e, per così dire, sdoppiarsi in Nulla e Tutto per manifestarsi coscientemente, per essere pienamente quello che è…
-Ci rendiamo conto che le nostre parole sono un pallido tentativo di comprendere un mistero insondabile. Ma dobbiamo ogni tanto sollevare lo sguardo al di sopra delle piccolezze del mondo per tentare di approdare ad una visione più alta…
-Un’ultima domanda: oggi abbiamo riflettuto sul cosmo e così siamo arrivati a parlare del Primo principio… Come facciamo a sapere tante cose dell’Assoluto?
-Noi sappiamo perché lo siamo
5 febbraio 2023

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