Filosofia oltre il Confine

Per gli amanti della Filosofia


93 La via del Tao

-Sto leggendo gli aforismi del Tao-Te-Ching e devo ammettere di essere un po’ confuso. Sembra il grande libro dei paradossi.
-È un’opera millenaria che raccoglie i detti sapienziali del maestro Lao-Tzu, da cui proviene la tradizione del Taoismo, una delle grandi scuole della spiritualità antica. Lo stile aforistico e la logica che abbraccia il paradosso sono una scelta precisa: delle grandi realizzazioni interiori nulla si può dire, perché le parole non possono sostituire l’esperienza diretta. Si può solo indicare con frasi poetiche e metafore ciò che sta oltre il livello ordinario della mente.
-Il libro si apre così: Il Tao che può essere detto / non è l’eterno Tao. / Il nome che può essere nominato / non è l’eterno nome. / Senza nome è il principio / del Cielo e della Terra, / quando ha nome è la madre delle diecimila creature… Devo dire che non è facile entrare in questi concetti che appaiono contraddittori.
-Se vogliamo capire la vita, dice Lao-Tzu, dobbiamo accettarla in tutti i suoi aspetti e quindi incontrare una totalità che contempla la convivenza degli opposti. Seguire il principio di non contraddizione vuol dire rimanere nella logica dualistica che divide e frammenta. La logica della vita è invece quella che riunisce in un tutt’uno i pezzi sparsi del mondo, che in realtà non sono mai separati, se non in apparenza.
-In effetti quello degli opposti è un tema ricorrente nella via del Tao, ben rappresentato nel famoso simbolo che vede due sinuose forme speculari avviluppate in un abbraccio cosmico.
-C’è un aforisma che esprime in modo semplice e immediato l’interdipendenza degli opposti: Chi dice: bello / crea al tempo stesso: brutto. / Chi dice: buono / crea al tempo stesso: cattivo. / Esistere condiziona il non esistere, / la confusione condiziona l’ordine, / l’alto condizioni il basso, / ciò che è rumoroso /condiziona ciò che lieve, / ciò che è condizionato / dipende da ciò che non lo è, / l’adesso condiziona una volta.
-Quindi noi non possiamo vivere una situazione senza che questa trascini con sé l’altro lato della medaglia, l’opposto che crea il conflitto ma non si può espungere perché il gioco sarebbe finito in partenza.
-Proprio così, cadrebbe la tensione che mette in movimento le cose e le intreccia esaltandone le peculiarità e le diversità. È in questa comprensione che può fiorire la vera saggezza.
-Leggo qui le belle parole con cui Lao-Tzu descrive l’atteggiamento dell’uomo saggio di fronte alla vita: L’illuminato / dice senza parlare, / agisce senza operare. / gli porta tutte le cose in sé / rivolte all’Unità. / Egli genera, / ma non possiede niente, / egli porta a compimento la vita, / ma non pretende successo. / E poiché non pretende nulla, / non subisce mai perdite.
-Anche qui troviamo il linguaggio del paradosso, l’unico che può descrivere il wu-wei, l’azione senza azione, il ‘non-fare’ della via del Tao.
-Sì, Lao-Tzu indica nel ‘non-fare’ la vera sapienza: Senza uscire dalla porta / conosci il mondo / Senza guardare dalla finestra / scorgi la Via del Cielo. / Più lungi te ne vai / meno conosci. / Per questo il santo / non va d’attorno eppur conosce, / non vede eppur discerne, / non agisce eppur porta a compimento.
-L’attenzione del saggio si volge dal mondo esteriore a quello interiore, alla conoscenza di sé che richiede quiete, silenzio e meditazione, lontano dal clamore del mondo. È questo il significato del Tao, la ‘via’ che porta a realizzare la verità più alta concessa agli uomini.
-Quindi il ‘non-fare’ non va inteso come non agire, non occuparsi delle cose ordinarie, rimanere inerti di fronte ai nostri doveri…
-No, la vita quotidiana va avanti come prima, ma con una spontaneità, una leggerezza e un distacco che sono le qualità essenziali dell’uomo saggio. In altri passi Lao-Tzu torna ancora alla via dell’Illuminato: vivere in semplicità con pochi desideri, ridurre l’egoismo, non cercare di governare il mondo e gli altri, non cercare gli onori, non mettersi in competizione…
-Ho qui le parole del Tao-Te-Ching su questo punto: Astieniti dal competere e resterai impeccabile. / il saggio non si mette in mostra e perciò risplende. / È perché non compete che nessuno può competere con lui… / Chi sa vincere non ha bisogno di dare battaglia. / Questa è la virtù del non competere.
-Ancora un bel paradosso, ma se ci pensi tutte le arti marziali dell’Oriente si basano su questo principio: fare in modo che l’avversario sia sconfitto dalla sua stessa irruenza, con una ‘lotta senza lotta’ che va impostata e combattuta prima dentro di sé. Per Lao-Tzu ciò che conta non è il dominio del mondo, ma il dominio di sé, la saggezza che porta equilibrio, armonia e pace.
-È la via della meditazione che tutte le filosofie orientali raccomandano. Mi è rimasta impressa in particolare questa sentenza di Lao-Tzu: Di fronte a ogni meraviglia, resta imperturbato nel tuo centro. E ancora: Conosci il sublime, ma attieniti all’umile. Il Tao è stato definito “la via dell’acqua che scorre” perché il saggio si comporta come l’acqua, pura e fresca, umile e forte, capace di adattarsi con flessibilità ad ogni situazione, pronta a servire senza chiedere nulla.
-Sì, perché leggiamo ancora: La semplicità è assenza di desideri / e l’assenza di desideri è la pace… Che non vuol dire ascetismo e rinuncia al mondo, ma gesto di equilibrio e senso del limite: Conoscere la misura di ciò che è abbastanza / è la vera ricchezza. / Chi conosce la misura di ciò che è abbastanza / ha sempre abbastanza.
-È una visione del mondo semplice, profonda e affascinante. Ma riguardo al sublime cui prima si accennava, che ruolo ha nella via del Tao?
-È difficile parlare della Realtà ultima rappresentata dal Tao, perché qui in particolare mancano le parole per descrivere ciò che può essere solo vissuto. Possiamo parlare di verità suprema, di misteri e segreti che solo il saggio illuminato può raggiungere, ma le parole rimangono sempre povere e inadeguate. Per questo i grandi maestri del Tao evitano di parlare della realizzazione finale che è l’incontro tra l’uomo e il Sublime, paradosso di tutti i paradossi, indescrivibile e ineffabile esperienza che supera totalmente la capacità di dire della parola.
-In effetti Lao-Tzu lo dice chiaramente: Colui che sa non parla, / colui che parla non sa…
-Noi stiamo parlando per avvicinarci al messaggio di questo maestro, ma non pretendiamo di averlo già realizzato. Per ora la nostra è solo una comprensione intellettuale, accompagnata da qualche lampo di intuizione.
-Possiamo tentare comunque una sintesi per concludere, pur consapevoli dei limiti del nostro linguaggio?
-Credo che Lao-Tzu lo direbbe in modo semplice: quando hai compreso il gioco degli opposti e vivi in modo umile, meditando e praticando la saggezza e il wu-wei, allora puoi diventare come un recipiente vuoto, pronto a ricevere il Divino. È quello il vero fine della ricerca che spinge l’uomo sulla Via del Tao.
27 gennaio 2023

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