
90 Il dono
Un giorno uno sconosciuto venne dal Buddha
e cominciò ad insultarlo violentemente.
L’illuminato rimase quieto e silente,
ascoltò la persona senza rispondere.
Quando l’uomo alla fine se ne fu andato
un discepolo chiese al Maestro perché
non avesse reagito all’ingiusto attacco.
Il Buddha rispose: “Se io ti faccio un dono
e tu non lo accetti, a chi appartiene il dono?”
“Ciò che volevi dare a me rimane ancora tuo…”
“Ebbene, io ho rifiutato quelle ingiuste parole,
a chi appartiene ora ciò che mi veniva offerto?”
Quando giudichiamo gli altri lo facciamo
attraverso il filtro della nostra personalità.
I nostri giudizi non sono mai innocenti,
riflettono quello che siamo e i nostri problemi.
Giudicare non è altro che parlare di sé stessi,
mostrando la qualità della propria persona.
In particolare l’insulto, specialmente se ingiusto,
rivela immediatamente il nostro disordine interiore,
il carico di infelicità e i drammi che ci affliggono,
la frustrazione che ci spinge a trovare un ‘colpevole’
per nascondere e giustificare le nostre mancanze.
È la via che ci allontana dal lavoro su noi stessi,
un inganno che lascia solo il vuoto esistenziale.
Ecco allora l’insegnamento del Buddha
che vogliamo comprendere e fare nostro:
L’insulto è una violenza frutto dell’ignoranza
Offendere gli altri è sempre un atto distruttivo
La rabbia rivela la propria sofferenza interiore
Sostieni sempre le tue ragioni con gentilezza
Nei tuoi rapporti metti al centro la compassione
Non incolpare il mondo per quello che sei
Non rovesciare sugli altri la tua infelicità
Non mentire a te stesso, conosciti e trasformati…
L’esempio del Buddha è per noi una guida:
non farti trascinare nel fango di chi insulta,
non scendere nel gorgo delle basse emozioni,
altrimenti non sarai migliore di colui che attacca.
Chi aggredisce gli altri offende solo sé stesso,
non risolverà così nessuno dei suoi problemi,
anzi le sue emozioni negative lo sviliranno
perché abbasseranno il suo livello di coscienza.
Non reagire è un modo gentile di aiutare l’altro,
è un nobile atto di ascolto e di compassione,
è fare da specchio per donare consapevolezza
a chi offende perché ha dimenticato sé stesso.
Nessuno può sapere con certezza le motivazioni
che spingono le persone ad agire in un certo modo,
quindi ogni giudizio ritorna inevitabilmente indietro
tra le mani di colui che l’ha pronunciato,
come un dono rifiutato che resta al suo donatore.
Ma l’insulto è anche una richiesta di aiuto,
un grido di dolore rivolto al mondo e agli altri,
un gesto di impotenza che va capito e raccolto
con la gentilezza e lo sguardo compassionevole
che accompagnano sempre il prendersi cura.
Non sappiamo nient’altro di quell’uomo smarrito
che andò via con la stessa rabbia con cui era venuto.
Egli avrà ripensato tante volte a quell’episodio,
alle sue ingiurie e alla risposta dell’Illuminato.
E forse avrà cominciato a comprendere la lezione
impartita dal Maestro con l’esempio, senza teorie:
la persona saggia, felice e compassionevole
non ha bisogno di aggredire e offendere gli altri,
perché gode di una vita piena e appagante.
Volere il bene di tutti gli esseri senzienti,
non fare del male e non creare sofferenza
è la via maestra per essere sempre in pace.
Non accettare un dono quando è un’offesa,
fare dono di comprensione e amorevole cura
è la via di liberazione e di realizzazione di sé.
18 gennaio 2023