Filosofia oltre il Confine

Per gli amanti della Filosofia


124 Il fiore di loto

Ricorderò sempre finché vivrò
quella calda mattina di fine estate
che cambiò la mia esistenza.
I più grandi discepoli del Buddha
erano raccolti davanti al Maestro
per ricevere il suo insegnamento.
Io ero lì, tra quei monaci fortunati,
nella grazia della sua presenza.
Un fervore percorreva l’uditorio
in un clima di gioia e di attesa.
Le parole del Buddha erano luce
che illuminava le coscienze
e donava la virtù della chiara visione.
Quando il Maestro ci fu davanti
cadde tra noi un profondo silenzio.
Quel giorno attendevamo come sempre
di udire da lui le Nobili Verità del Dharma.
Ma accadde qualcosa di straordinario
che lasciò tutti sorpresi e stupiti.
Il Buddha si era seduto in silenzio,
tra le dita della mano un fiore di loto.
I suoi occhi irradiavano serenità,
ma quello sguardo non era per noi.
Il Maestro contemplava quel fiore
con un dolce sorriso sul volto,
come assorto in una visione estatica.
Il silenzio si fece più profondo,
si udivano le fronde delle mangrovie
e lontani richiami di uccelli nel bosco.
Ma intanto il tempo trascorreva,
un disagio cominciava a serpeggiare
tra i monaci seduti nell’uditorio.
Perché il Risvegliato non parlava?
Cosa significava quel silenzio?
Perché teneva in mano quel fiore?
Fu allora che si udì una sonora risata
levarsi dalle ultime file dei presenti.
Anch’io come tutti mi voltai indignato
verso il monaco che aveva riso,
irritato per la sua impudenza.
Era l’anziano discepolo Mahakasyapa.
Nessuno aveva mai osato tanto,
sembrava un affronto al Maestro.
Preoccupati ci volgemmo al Buddha
che era rimasto quieto e imperturbato.
E fu allora che il santo Risvegliato,
distogliendo lo sguardo dal fiore di loto,
si rivolse di nuovo a noi e parlò:
“Quello che si può dire con le parole
l’ho offerto a tutti voi in questi anni.
Quello che con le parole non si può dire
io lo dono con questo fiore a Mahakasyapa”.
Lo sconcerto aleggiava tra i presenti,
sentimenti contrastanti si agitavano in noi.
Ma in molti affiorò una comprensione.
Anch’io fui pervaso da un nuovo sentire,
una lucida consapevolezza mi illuminava.
Il gesto del Maestro aveva rimosso
antichi strati profondi della mia mente,
polvere che volava via nella vacuità
e lasciava la coscienza limpida e viva.
Vidi contenuto in quel fiore di loto,
espresso nel linguaggio del silenzio,
il cuore più puro dell’Insegnamento:
la chiara visione, l’assenza di io, il silenzio,
la compassione e la via della meditazione,
il non attaccamento e la pace interiore,
le Nobili Verità e la grazia del Maestro.
Quel fiore di loto era stato offerto a tutti noi,
ma non eravamo stati capaci di riceverlo,
tranne il vecchio monaco ora silenzioso.
La risata di Mahakasyapa era una voce
che celebrava la bellezza dell’esistenza,
era la comprensione più alta e definitiva,
il canto estatico di un altro Liberato.
Fu per me la più bella lezione del Buddha,
un dono che mi giunse certo immeritato.
Tu che mi ascolti fa’ la stessa cosa,
non fermarti alle mie misere parole,
vedi quello che si nasconde dietro
negli spazi tra di esse, nelle pause…
Un silenzio che parla dell’amore per la vita,
un canto di lode a tutto l’Esistente,
un fiore di loto tra le dita delle mani
che indica anche a te la Via del Risveglio.
11 agosto 2023

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