Filosofia oltre il Confine

Per gli amanti della Filosofia



121 La cosa migliore

È nota la singolare vicenda di Banzan
che ebbe un’illuminazione improvvisa
udendo un macellaio replicare a un cliente
che aveva chiesto il migliore taglio di carne:
Ogni pezzo di carne qui è il migliore!”
Può essere un insegnamento per noi?
Possiamo anche noi pensare
che ogni momento che viviamo,
ogni situazione che affrontiamo,
ciò che sentiamo e vediamo,
tutto quello che ci accade intorno,
ciò che si presenta nel momento
sia sempre comunque la “cosa migliore”?
Quando non facciamo resistenza all’adesso
e accettiamo incondizionatamente il presente
senza chiedere di essere altro o altrove,
stiamo dando piena fiducia all’esistenza.
Ciò che è‘ è ciò che deve essere:
bene e male, gioia e dolore, genio e follia,
tutto fa parte della danza della vita.
Ma accettare non significa passivo fatalismo,
né rinuncia al vivere, al pensare e all’agire,
perché anch’essi fanno parte di ciò che è.
Se mi oppongo a quello che ritengo un male,
se rifuggo da quello che per me è dolore
se mi allontano da ciò che per me è follia,
se rispondo a una situazione o la evito,
ciò che mi capita di volere, fare e pensare,
tutto fa parte del ‘ciò che è’ esistente,
realtà innegabile che io accetto totalmente,
senza condizioni o recriminazioni,
senza dividere un ‘dentro’ da un ‘fuori’.
Il mondo e la vita, sub specie aeternitatis,
appaiono come un grande fluire di eventi
che scaturiscono dalla stessa Sorgente,
un’intelligenza infinita che trapela ovunque.
Tutto viene dalla stessa Perfezione assoluta,
è un divenire che si origina dal non-relativo,
dunque si può pensare come ‘la cosa migliore’
sempre e in ogni caso, anche se è dolore,
anche se non sottostà ai nostri desideri.
Il ‘meglio’ è semplicemente ciò che accade,
l’essere delle cose e il loro offrirsi a noi
con semplicità, immediatezza e innocenza.
Ogni cosa è sempre comunque ‘la migliore’.
Il pensiero che divide, confronta e giudica
può avere una sua funzione nel relativo,
ma l’accadere di un fatto, in senso assoluto,
si sottrae al pensiero separativo e dualistico
che non può comprenderne il senso ultimo.
La mente umana non può cogliere una totalità,
per sua natura può solo vedere il frammento.
Per ‘vedere’ l’intero si deve diventare quell’intero
in una visione intuitiva che accoglie ciò che è
e pur distinguendo non separa e non limita.
Perché l’esistente è il reale vero e irrefutabile,
l’essere che si pone come assoluto nel relativo.
Sì, ogni cosa è sempre la cosa migliore
se uscendo dalla prigione asfittica dell’io
incontriamo la vita nella sua totalità,
se accettiamo che ogni cosa sia ciò che è
e aprendoci alla nuova comprensione vediamo.
3 agosto 2023

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