
116 Un Sogno senza sognatore
Dicono le antiche Scritture dei Veda
che tutto ciò che esiste è un’illusione.
Noi viviamo sotto l’impero di Maya,
la divinità che con il suo magico potere
fa apparire ai sensi una realtà di sogno,
un miraggio abbagliante e ingannevole
che cattura e travìa il soggetto conoscitore
facendogli credere che tutto il percepito
sia una vera, indubitabile, oggettiva realtà.
Quando di notte siamo immersi nel sogno
tutto ci appare così vivido, concreto e reale
che non dubitiamo di ciò che esperiamo.
Lo stesso accade al risveglio nel mondo:
cose e persone sembrano fenomeni reali
e non vengono mai messi in discussione
nella loro vera ed effettiva esistenza.
Ma nei più alti picchi di consapevolezza,
nei chiari momenti di risveglio interiore,
il mondo appare come una chimera,
un ingannevole caleidoscopio di forme,
una realtà transeunte che non ha sostanza,
un fenomeno che ha la qualità dell’onirico.
È il grande Sogno che per noi è l’universo.
Se poi l’attenzione si sposta sull’io,
sul processo di conoscenza del soggetto,
un irrisolvibile paradosso si presenta
a porre in dubbio il conoscitore stesso:
quando il mondo è visto come un sogno
anche l’io-persona comincia a scomparire.
Ciò che chiamiamo ‘me’, la nostra identità,
è un fenomeno saldato alla realtà esterna.
Ci sentiamo soggetti perché conosciamo,
costruiamo la nostra realtà sui rapporti
con gli altri, gli oggetti e le situazioni di vita.
Ma se il mondo si rivela fittizio, inconsistente,
un’irreale rappresentazione della mente,
allora anche la solidità dell’io si incrina.
Un dubbio radicale avanza inesorabile
a demolire l’idea di un soggetto granitico,
stabile e autonomo nella sua essenza.
Se il mondo non ha verità ed è un sogno
allora anche l’io costruito su di esso lo è,
il sognatore che traeva esistenza dalle cose
scompare con esse come un miraggio.
Ciò che resta alla fine è solo il ‘sognare’,
l’azione di Maya che percorre l’universo
e trasforma e inventa in un ciclo senza fine.
Maya è la forza creatrice onnipervadente
che dà forma e vita a tutta l’esistenza,
ma che al tempo stesso copre col suo ‘velo’
l’ Assoluto, il Principio-sorgente di ogni cosa.
Il ‘sognare’ non appartiene all’individuo,
perché anche l’uomo è parte di quel Sogno,
un epifenomeno della realtà onirica cosmica.
Il Sogno è un ‘sognare’ senza il sognatore.
Il soggetto si rivela illusorio, un sé fittizio,
un riflesso prospettico del ‘sognare’ impersonale,
un fuoco fatuo della forza creatrice di Maya.
Dicono ancora le antiche Scritture dei Veda
che l’impero di Maya non è invulnerabile.
Quando l’inganno della divinità è svelato,
dopo un lungo cammino della coscienza,
esso si dissolve con tutto ciò che era falso.
Il tempo, il mondo e le ‘diecimila cose’,
il soggetto conoscente e il Sogno stesso
svaniscono insieme nel grande Risveglio.
Rimane solo il Sé assoluto e immortale,
l’Uno immutabile al di fuori del tempo,
l’ultimo Conoscitore che tutto abbraccia,
l’unica vera Realtà oltre ogni illusione,
l’Essere eterno, da sempre e per sempre.
9 luglio 2023