Filosofia oltre il Confine

Per gli amanti della Filosofia



98 Né questo né quello

Neti neti, né questo né quello,
dice l’antica sapienza indiana
per l’uomo che cerca sé stesso
sulla via del non attaccamento.
Restare distaccato da ogni cosa
per scoprire la propria essenza,
allontanarsi da ogni pensiero
per vedere con chiarezza
il primo essere risplendente,
luce originaria del mondo:
questa è la via dell’uomo saggio.
Lasciare andare il superfluo
per riconoscere l’essenziale,
rimanere con ciò che definisce
la reale percezione di sé stessi,
la nuda coscienza di essere:
questo è il sentiero del risveglio.
Neti neti, né questo né quello,
prendere le distanze dal mondo
che sempre incanta e irretisce
nelle vesti di una Maya danzante.
Se tolgo tutto ciò che non è mio,
abitudini, modi di essere, impulsi,
meccanismi fisici e psicologici,
tutto ciò che è esterno e acquisito
da società, cultura e linguaggio,
alla fine di tutto che cosa rimane?
Se elimino gli strati formatisi negli anni
che sono la mia prima identificazione,
se mi spoglio di tutto ciò che passa
e non resiste alla forza del tempo,
se tralascio il corpo e le emozioni
e tutto quello che non è realtà stabile,
che cosa resta saldo e immutabile?
Resta qualcosa che non si può togliere,
una realtà che non si può allontanare,
un essere che non si può negare,
una coscienza che precede tutto
e dà spazio e luce ad ogni fenomeno,
del mondo visibile e dell’invisibile.
Una meditazione semplice e pura:
neti neti, né questo né quello,
perché io non sono ‘questo’ o ‘quello’,
non mi riconosco in nulla che abbia
un nome, una definizione o un perché.
Sono lo spettatore del teatro della vita
che mette in scena il tempo e lo spazio,
la quantità, la qualità, i modi e le forme,
le menti e i corpi, gli eventi e le storie.
In questa ragnatela trovo anche l’io,
la realtà che sento e penso di essere,
che però si rivela solo un epifenomeno,
un oggetto fittizio creato dal pensiero,
un piccolo granello di polvere che fluttua
nello spazio senza confini della coscienza.
L’attaccamento crea ansia e sofferenza,
incatena la persona alla propria maschera,
a ruoli, nomi e finzioni della vita sociale,
un gioco continuo di identificazioni
che prima o poi si riveleranno inconsistenti.
Cadrà quindi ogni tentativo di rispondere
alla cruciale domanda “chi sono io?”,
perché sarà ancora l’ennesima etichetta
che si sovrappone alla pura esistenza,
realtà ultima al di là di ogni descrizione,
atto di essere che è pieno in sé stesso,
presenza cosciente che è tutto ciò che è.
La vera risposta sarà oltre le parole,
non più come esperienza nel tempo,
ma come stato naturale dell’essere
che trascende ogni tempo ed esperienza.
Il semplice e puro ‘io sono’.
E dunque: neti neti, né questo né quello,
neti neti…
neti neti

20 febbraio 2023

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