Filosofia oltre il Confine

Per gli amanti della Filosofia


104 Ipazia

Nella mirabile architettura del cosmo
contemplava le perfette geometrie degli astri
e il loro camminare lungo la volta celeste
secondo leggi di una ragione superiore
che sfugge alla comprensione dei mortali.
E nel movimento regolare dei pianeti
scandito dai numeri dell’aritmetica divina
vedeva l’intreccio dei destini degli uomini
e tutto il senso del loro esistere.
Lo spettacolo del firmamento pieno di luci
conquistava il suo spirito e lo nutriva,
ispirando le più alte meditazioni filosofiche
sull’uomo e sulla verità del conoscere.
La matematica si faceva scienza suprema
della vita cosmica e delle sue meraviglie,
ma con essa una sapienza innocente
di spirito filosofico sempre in ricerca,
in quella disposizione al sapere
che sola può dare all’uomo la dignità,
non come dono, ma come conquista.
Si chiamava Ipazia quell’anima inquieta
volta a scoprire i segreti del mondo.
Osservando le forme della realtà vivente,
indagando le leggi e i moti del cielo,
Ipazia voleva cogliere l’Idea che li governa
e ne dà ragione nei termini umani.
Ma il sapere non doveva essere disgiunto
dalla saggezza, da una composta serenità,
dallo studio paziente che sembrava riflettere
l’equilibrio e la quieta armonia dell’universo.
Ipazia riassumeva in sé la grande eredità
delle antiche filosofie dello spirito greco:
il Numero e l’Idea, la Materia e la Forma,
Il Divenire e il Logos, l’Uno e i Molti
erano i fondamenti di una visione
che apriva all’uomo la via per comprendere
ciò che trascende l’opaca vista dei sensi.
Erano gli anni di un’indagine appassionata,
offerta a chiunque, nella scuola e nelle piazze,
con libertà di discorso e bellezza di parola,
sulle orme di Socrate maestro di saggezza,
nella sacra aura della visione neoplatonica.
Gli antichi saperi assumevano un respiro nuovo,
una trasfigurata aspirazione interiore,
la volontà di raggiungere con l’assidua ricerca
una sapienza da trasformare in stile di vita.
Ma un’anima pura dedita alla ricerca del vero
non è perdonata dalla coscienza comune.
Il messaggio di Ipazia era troppo alto e nobile
per un mondo avvolto nelle infime trame
della politica e del dogmatismo religioso.
Furono la violenza e il furore cieco le armi
con cui si tentò di cancellare il suo nome
dalla gloriosa storia del pensiero umano.
Nulla però poté fermare quell’intelligenza
al servizio del sapere che Ipazia incarnava
con dignità, fierezza e profonda umanità.
L’ammirazione e l’amore dei suoi discepoli
che vedevano in lei la Guida al vero filosofare
trovano nelle parole del poeta Pallada il sigillo:
Quando ti vedo mi prostro,
davanti a te e alle tue parole,
vedendo la casa astrale della Vergine.
Verso il cielo è rivolto ogni tuo atto
Ipazia sacra, bellezza dell’eloquenza,
astro incontaminato della sapiente cultura
“.
28 marzo 2023

Home Articoli