
114 Conoscere
Conoscere richiede un occhio puro,
uno sguardo spassionato e limpido sul mondo,
perché la vera conoscenza è assenza dell’io.
L’ego è solo una prospettiva limitata e parziale,
un coacervo di problemi, pretese e idiosincrasie
che sovrappongono al ‘visto’ le vecchie memorie.
Il passato traccia un solco nella coscienza,
offusca con una miriade di desideri la visione,
condiziona e manipola ciò che è di fronte,
obnubila la realtà che sempre ci sfida e ci parla.
Il desiderio di sapere è connaturato all’uomo,
è la spinta fondamentale che avvia la ricerca,
è energia viva che erompe, forgia e trasforma.
Dalle acque stagnanti dell’incoscienza animale
l’uomo è emerso con la sua coscienza inquieta,
pronto a conquistare e possedere il mondo.
Conoscere è la chiave del suo illimitato potere
che tutto travolge e riscrive in nuovi paradigmi.
Ma la smania di sapere può diventa hybris,
tracotante senso di sé, impenitente orgoglio,
ansioso tentativo di controllare la realtà
per renderla docile strumento del proprio io.
Quando l’ego prende le redini della situazione
il conoscere è asservito a istanze estrinseche,
perde la sua innocenza, la purezza dell’intento,
diventa ragione che calcola, usa e soggioga,
celebrando come trionfi le proprie malattie.
Un sapere autentico è apertura e ascolto,
un vedere pieno di meraviglia e di rispetto
che mette da parte l’ego e lascia spazio,
concedendo a ogni cosa di essere e di rivelarsi.
È un conoscere che è ‘dotta ignoranza’,
un ‘sapere di non sapere’ che è libertà.
Quando il soggetto-io non interferisce
c’è pura conoscenza finalmente liberata,
visione di una verità semplice e innegabile
che va oltre l’apparenza e coglie la sostanza.
E non è una fredda osservazione delle cose:
la volontà, le passioni e i sentimenti rimangono,
non centrati sulle pretese insaziabili dell’io,
ma a loro volta liberati da comandi e imposizioni,
dalla schiavitù dell’istinto e del calcolo personale.
Dove non c’è ‘io’ scompaiono la confusione, l’errore,
l’inganno di una prospettiva ristretta e parziale.
Allora la conoscenza è davvero al servizio di tutti,
perché nessuno la possiede e la controlla,
non dipende da alcuno, è libertà in essenza.
Quando si osserva il mondo con spassionato intento
non c’è più separazione tra la coscienza e la realtà.
Conoscere coincide con l’essere e con l’esistere,
è spontaneo movimento di vita e armonia con il Tutto:
un sapere svincolato dall’antico retaggio animale;
una dotta ignoranza che nel non sapere è sapienza;
un conoscere disinteressato che vive appagato di sé;
un approccio al mondo autentico e pienamente umano.
4 luglio 2023