
106 Religione
-Mi stavo interrogando sul significato del termine ‘religione’…
-L’etimo viene dal Latino religare. Deriva dalle parole res e ligare.
-Quindi potremmo tradurla come “legare le cose”, raccoglierle, metterle insieme.
-Ci sono diversi significati che possiamo esplorare. Il primo è legare le persone in una comune prospettiva spirituale. Religione è ciò che unisce gli esseri umani in uno stesso cammino di ricerca…
-…la ricerca di un senso, di un perché, di un fine ultimo per la nostra vita terrena.
-Sì, con lo sguardo che si volge alla trascendenza, a ciò che sta al di là della realtà ordinaria, una Realtà che oltrepassa i nostri sensi.
–Religare è quindi creare una comunità che si riconosce in una figura religiosa, in un testo sacro, in una tradizione e in un destino ultimo.
-È un fenomeno che troviamo in ogni civiltà e cultura umana. Nasce dal bisogno di stabilire un rapporto con una Realtà superiore, nell’orizzonte di valori spirituali e principi morali condivisi.
-Qual è il compito di una religione?
-Fine delle religioni è affratellare, unire gli uomini nel sentimento comune di una fede, superando le barriere e le differenze. È offrire la prospettiva di un destino oltre la vita terrena, un senso ultimo. È predicare l’amore, la concordia e la pace universali.
-Certo, anche se poi, nel corso della storia, nel nome delle fedi religiose si sono scatenate guerre, crociate e crimini orrendi. Perché il dialogo è così difficile tra credenti di diverse confessioni?
-Ogni religione offre una verità suprema e assoluta che il credente non deve mettere in dubbio, almeno nei suoi fondamenti dogmatici. È chiaro che la difesa di un Libro sacro può produrre negli stolti un atteggiamento di intolleranza e fanatismo, con tutte le conseguenze che conosciamo dai disastri del passato.
-Già, quante guerre al grido “Dio e con noi!” abbiamo visto nella storia… Mi chiedo se colui che uccide un suo simile ‘nel nome di Dio’ abbia davvero letto le parole e seguito gli insegnamenti del Testo sacro che difende con tanta veemenza. Ma come uscire da questo gorgo?
-Dobbiamo vedere le religioni come sentieri diversi che conducono alla stessa meta. Gli insegnamenti fondamentali delle varie fedi non appaiono così dissimili, perché si parla sempre del divino e di amore, compassione, altruismo e pace. Le differenze tra confessioni sono più esteriori e riguardano i riti, i linguaggi, le tradizioni storiche, gli aspetti organizzativi e gerarchici.
-Non sembra così difficile da comprendere…
-Quando una fede è usata come arma di offesa entrano in gioco molti aspetti e problemi di tipo culturale, sociale, politico, psicologico, identitario, ecc. La situazione è sempre molto complessa, al punto che la motivazione religiosa sembra spesso scavalcata e strumentalizzata da altre istanze.
-Certo, capisco che il discorso qui ci porterebbe molto lontano. Lo affronteremo più a fondo in altra occasione. Ora ritorniamo ai significati della parola religione.
-Mi pare molto bello il significato di religare come ‘raccogliersi”, ricomporre i pezzi sparsi della propria esistenza nella direzione del Trascendente. Diceva il grande Agostino “In interiore homine habitat veritas“. Qui c’è una chiave importante: nello spazio dell’interiorità, nella coscienza meditante, nel silenzio di una profonda comunione con il divino, lì siamo tutti uguali, siamo tutti cercatori del vero, oltre le differenze esteriori di ritualità, simboli, parole sacre, usi e costumi religiosi.
-È quindi un cammino molto individuale, dove ciò che conta è lasciato alla responsabilità e alla serietà del singolo.
-Quando le fedi si istituzionalizzano e diventano organizzazioni rischiano di perdere il loro spirito originario. Le ragioni del gruppo e dell’identità spesso prevalgono sulla purezza del messaggio.
-Si crea spesso una relazione dialettica tra l’individuo e la struttura religiosa basata su ruoli, regole e vincoli. Nasce un conflitto tra l’obbedienza e la libertà, tra la forma e la sostanza.
-Alla fine è comunque sempre la persona che compie il suo cammino spirituale. È sempre il singolo, come affermava Søren Kierkegaard, che vive, soffre, medita, prega, cerca il divino. Il momento collettivo può essere la cornice, ma la realizzazione più alta è sempre solo dell’individuo, nella sua libertà di coscienza, nella sincerità del suo proposito.
-Spesso si distinguono la via delle istituzioni religiose e quella del misticismo come realtà contrapposte: rituale esteriore e ricerca interiore, religione collettiva e religiosità individuale, fede e ascesi…
-Sì, religione e religiosità, troviamo sempre nella storia questi due modi di vivere l’esperienza spirituale, ma non sono necessariamente in contraddizione. Molti santi hanno vissuto esperienze estatiche non descrivibili nei termini delle religioni tradizionali, tuttavia non per questo il loro misticismo li ha portati ad abbandonare la tradizione religiosa cui appartenevano.
-Va detto che i grandi santi erano di solito controcorrente rispetto alla mentalità dei loro tempi, a volte hanno fatto una brutta fine perché proponevano una religiosità troppo alta e incomprensibile per la massa.
-Ma è così che hanno portato una nuova coscienza nel mondo, favorendo l’evoluzione spirituale dell’umanità, al di là di confini nazionali, geografici e culturali. Così come possiamo essere ispirati dai testi sacri e dagli insegnamenti delle tradizioni religiose di ogni tempo e di ogni parte del mondo.
-Il termine religare mi fa pensare anche al significato di relegare, rinchiudere, confinare…
–Religare si può intendere effettivamente anche come riconoscere i confini del sacro, il recinto del numinoso, l’olimpo degli dei. Un confine invalicabile che stabilisce le distanze fra gli esseri umani e una Realtà superiore perfetta, ineffabile, inviolabile, quello che chiamiamo ‘il divino’.
-Mi viene in mente anche il significato di ‘legarsi al cielo’, stringere un legame con ciò che è lassù…
-E dunque come desiderare, da de sideribus, partecipare di quella realtà che immaginiamo di vedere tra le stelle, in un cielo o paradiso o luogo del sublime.
-Quindi vuol dire elevarsi oltre la condizione umana, aspirare all’eterno, sentirsi parte di un destino comune più grande e glorioso.
-E se vogliamo significa anche abbandonare tutti i desideri mondani per mantenere un solo, estremo desiderio, quello di sapere chi siamo, perché siamo qui e se per noi c’è un ‘dopo’. Un mistero che racchiude tutto il senso del nostro esistere.
-Non pensavo di trovare così tanti significati nella parola religione – e so che non sono tutti. Ciascuno di essi apre nuovi orizzonti di comprensione e mondi di esperienza.
-È così un po’ per tutte le cose che conosciamo, la ricerca è senza fine, il rigagnolo diventa un fiume possente che si ramifica senza che si possa vedere un termine.
-Sento che dobbiamo concludere, anche se nessun dialogo si può mai dire davvero concluso. Alla fine vorrei tornare sul significato che amo di più: religare come sentimento di amore universale, legame spirituale e unio mystica…
-…ricordando che la parola amor si può intendere liberamente come a-mors, non morte, vittoria sulla transitorietà della vita, sguardo nell’Oltre, speranza in un dopo, in una giustizia superiore, in una ri-unione con chi è scomparso prima di noi, amore per tutto ciò che è e sarà…
-Discorso profondo, senza fine, come lo è l’esperienza religiosa…
-Certo, come potrebbe mai esaurirsi lo sguardo che cerca l’Infinito?
2 aprile 2023