Filosofia oltre il Confine

Per gli amanti della Filosofia


107 Il punto di equilibrio

Tra due estremi c’è sempre un punto
che è il luogo mediano di equilibrio.
Non è facile individuarlo e rispettarlo
nelle esperienze del vivere quotidiano.
In un mondo fatto di opposti e dualismi
ci muoviamo sempre tra due sponde,
tra gli estremi poli di ogni situazione.
È come per l’acrobata in bilico sul filo
che deve in ogni momento guadagnare
il bilanciamento che non lo fa cadere.
Il punto di equilibrio è il giusto mezzo,
è il luogo di stabilità, misura e armonia
che porta al compiersi di un’esperienza
nel suo significato e nella sua pienezza.
Come la corda che solo alla giusta tensione
può produrre un suono puro e definito,
così ogni esperienza deve modularsi
nella giusto rapporto tra il poco e il troppo.
Digiunare o abbuffarsi, tacere o straparlare,
afferrare o rinunciare, attaccare o fuggire,
tante sono le situazioni con gli opposti
che confliggono e si negano a vicenda.
Il poco crea insoddisfazione e chiusura,
è fonte di aridità, inibizione e rinuncia.
Il troppo crea tensione e irrequietezza
è fonte di ansia, eccesso e distruttività.
Non è saggio indulgere in un’esperienza,
ma neppure privarsi di una nuova possibilità.
Individuare il punto esatto di equilibrio
non significa raggiungere un compromesso,
non è un adattarsi o un rimanere a metà,
è cercare quella che i saggi dell’antichità
insegnavano come ‘giusta misura’.
Dopo aver conosciuto i due estremi
nella loro forza trascinante e distruttiva
siamo pronti per seguire la via di mezzo
che richiede grande consapevolezza,
intuito, cura e fine osservazione.
Allora è possibile trascendere la dualità:
non più esperienze estreme ed eccessi,
non più rinunce che bloccano e puniscono.
La via dell’equilibrio supera le polarità,
le accetta senza riserve e le fa incontrare.
Giocando con grazia tra le due sponde
si intrecciano i colori di tutte le diversità,
sempre però tornando al punto di quiete,
il più stabile, elegante, bello e armonico.
Il punto di equilibrio è il luogo neutro
che dà la prospettiva più ampia e limpida,
è riposo, riflessione, visione imparziale.
È il punto medio tra i due piatti della bilancia,
lo zero da cui si diparte ogni possibile scelta,
il luogo dove le due polarità si toccano,
ma senza scontro, conflitto e distruttività.
Quanto più si frequentano i limiti estremi
tanto più diminuisce il livello di coscienza,
tra caotiche passioni e disordine interiore.
Per arrivare a scoprire il luogo di quiete
i poli estremi vanno però conosciuti,
direttamente nella propria esperienza,
indirettamente nell’esperienza degli altri,
oppure attraverso l’immaginazione creativa
e la rappresentazione nelle forme dell’arte.
Non c’è bisogno di andare in battaglia
per comprendere i dolori della guerra.
Non c’è bisogno di una pace stagnante
per vedere che l’inerzia è rinuncia a vivere.
Per capire bastano l’osservazione, l’empatia,
l’immedesimazione e la saggia riflessione,
oppure il raccontare e il rappresentare
con il gioco, l’arte, la fantasia, il dialogo.
La vita è sempre là dove c’è equilibrio,
dove il movimento è fluido e armonioso.
La via di mezzo non è fare le cose a metà,
è integrare gli estremi a un livello più alto,
superando la loro parzialità e limitazione.
È vivere con la calma serena del saggio,
nello sguardo indulgente che accoglie,
nella moderazione che lascia appagati.
Una volta fatto nostro il segreto
possiamo diventare punto di equilibrio
per gli altri nelle varie situazioni di vita.
La vicenda umana diventa un’avventura.
Allora tutta l’esistenza ci viene incontro.
Come l’acrobata ci muoviamo sul filo
perdendo e ritrovando l’equilibrio,
grati di poter sentire il brivido di vita
che in quei passi incerti ci percorre.
7 aprile 2023

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