
110 La solitudine di Eco
Ci siamo dimenticati della ninfa Eco?
Ammaliati dalla figura di Narciso,
al pari di lui ci siamo affacciati al fiume
per contemplare la nostra immagine,
perdendoci nel riflesso di quelle acque.
Abbiamo col tempo dimenticato
l’altro volto che dentro di noi si cela,
quello incarnato dalla figura di Eco,
la ninfa che per amore di Narciso
si consuma lentamente e muore,
nascosta nella profondità del bosco.
Eco si strugge per l’amore non corrisposto,
spera e soffre persa nella sua solitudine.
La dipendenza dall’amato non le concede
di avere una voce, una propria parola,
ma solo di poter ripetere quella altrui,
di vivere per l’altro obliando sé stessa.
È la condanna e insieme la gloria di Eco:
totalmente dedita al suo folle amore
non chiede niente per sé, annulla il suo io,
vive per il suo amato e dà tutta sé stessa,
senza riserve, lamenti o recriminazioni.
Due destini tragici quindi si intrecciano.
Il bel Narciso contempla solo sé stesso,
comunica solo con la propria immagine
incapace di riconoscere un altro da sé
-e in quell’inganno troverà la sua morte.
Eco è simbolo del sacrificio, della fiducia,
dell’amore puro e incondizionato,
ma rimane prigioniera di un sogno,
non vede la bellezza che è dentro di lei
fatta di grazia, sensibilità e incanto,
non vede il suo volto nello specchio
-e in quell’illusione troverà la sua fine.
La bellezza può avere un tremendo potere,
è una forza di trasformazione dirompente,
può creare le realtà più esaltanti,
può essere anche una pozione venefica
per chi cade nella sua trappola mortale.
Narciso ed Eco sono figure speculari,
due estremi che si sfiorano,
due solitudini che non si incontrano
e per questo destinate alla catastrofe.
Sia l’amore di sé sia la rinuncia a sé
sono espressione dell’incomunicabilità,
la malattia mortale che consuma l’io
e lo condanna alla solitudine.
Narciso ed Eco sono due parti di noi.
Come Narciso a volte ci illudiamo
di poter bastare a noi stessi,
viviamo nel mito di un’indipendenza
che non permette di creare relazioni.
Come Eco cadiamo nell’illusione
che l’altro debba completarci,
che non bastiamo a noi stessi,
vivendo nel mito di una dipendenza
che non può creare una vera relazione.
Un rapporto maturo tra esseri umani
è sempre uno scambio fra persone
libere, autonome, aperte e sagge,
lontane da solipsismi egocentrici
e da ogni forma di dipendenza
che possa minare la propria libertà.
Rimane alla fine l’immagine di Eco,
il femminile che sa accogliere e amare,
destinato a soffrire in silenzio.
Perduta nell’infelicità di un amore
che potrebbe dire milioni di cose
Eco è condannata a restare muta,
non consolata da sguardo o parola
in una solitudine senza rimedio.
Abisso senza fondo dentro di sé
che inghiotte ogni senso e speranza,
mentre intorno la natura fiorisce
con i colori e i profumi della primavera.
16 aprile 2023